di Luca Pelosi (Il Romanista)
Pedali con gabbietta. Ruote con minimo 32 raggi. Cerchi a profilo basso. Sì, “Eroica” è il nome giusto per la ormai mitica prova “vintage” che attira sempre più ciclisti da Italia e non solo, dato che non solo bisogna correre con biciclette antiche, e con abbigliamento che richiama al passato, ma il tutto si fa su sterrato. Strade bianche, tanta fatica e tanto divertimento. Su percorsi di vario tipo, il più lungo è da 212 chilometri. La partenza avviene a Gaiole in Chianti. I percorsi si snodano nella zona del Chianti e altri verso Siena e la Val d’Orcia, fino a Montalcino, con numerosi saliscendi e talvolta con salite ripide e difficili da affrontare con le bici da corsa di un tempo. E dove si respira storia del ciclismo, c’è l’A.S. Roma Ciclismo.

Vittorio Loggetto ancora una volta ha portato a termine la prova e ce la racconta: “Sono molto contento, anche perché i presagi iniziali non erano il massimo. Ho avuto subito problemi con la ruota posteriore, che usciva dalle sedi, con i registri messi male a causa del terreno sconnesso e prima di arrivare a Siena ho avuto altri guai con la ruota posteriore. A Siena inoltre ho preso un vetro e bucato la ruota anteriore. Dovendo cambiare le camere d’aria, mi sono accorto che avevo la valvola da mountain bike, ma la pompa da corsa. L’ho gonfiata usando due bombole di CO2, anche con la valvola storta. Per fortuna ha retto fino al ristoro, dove ho trovato l’assistenza e ho potuto comprare tre camere d’aria con la valvola giusta. Fino a quel momento ho avuto paura di non riuscire a finirla. Spesso capita all’Eroica di doversi arrendere di fronte a problemi della bici. Poi però è andato tutto abbastanza liscio, ho cercato di recuperare e ho potuto raggiungere gli amici al consueto ristoro con la ribollita. E’ una tradizione che va rispettata. Certo, poi l’ho scontata tutta più avanti, ma il ristoro con la ribollita è una istituzione”.
Si pedala. Si fatica. Ci si riempie di polvere e sudore. Ma non si rinuncia a niente. E’ lo spirito dell’Eroica. Attenzione, però: nessuno pensi che si tratti di passeggiare e mangiare. “Ci sono grandi difficoltà – racconta Vittorio Loggeto – Ad esempio, la salita di 13 chilometri per arrivare fino a Montalcino. Oppure quella che porta a Monte Sante Marie. Ci passano anche i professionisti alle Strade Bianche, ci sono punti con una pendenza tra il 20 e il 22 per cento e saliscendi che fatalmente non puoi non scontare. Strappi brevi, sullo sterrato, con quel tipo di biciclette, sono tanta roba. Alcuni in quel punto preferiscono scendere dalla bici e camminare, per salvare la gamba. Passato quel punto sono riuscito ad andare avanti regolarmente e sono stato anche intervistato dallo speaker all’arrivo”.

Il tutto indossando una maglia giallorossa con l’inconfondibile scritta “Brontolo”, cioè il suo soprannome, stampata. Per portare a casa l’ennesima Eroica. “La nona”, dice con legittimo orgoglio. “E già penso alla decima”. Ma quando è cominciata questa storia? “Nel 2011. Ho saltato solo due edizioni. Una volta a causa del numero chiuso, per partecipare bisognava essere estratti e la fortuna non fu dalla mia parte. In un’altra occasione ero iscritto, ma a causa di un lutto familiare – venne a mancare mia madre – non partecipai”. Qual è il fascino dell’Eroica? “E’ un mondo a parte rispetto al ciclismo in generale, ma anche rispetto al ciclismo amatoriale in generale. Si va con uno spirito molto leggero, goliardico. Vincono l’amicizia e l’aggregazione. Non c’è gara, non c’è classifica, c’è solo la lista di chi completa il percorso. E’ un momento di incontro tra persone che vivono la bicicletta in maniera molto “easy”, dove ci si aiuta a vicenda, senza lo stress dell’agonismo. Il percorso poi è bellissimo, gli scenari che offre la campagna toscana sicuramente aiutano”. Una manifestazione che è entrata nella cultura del territorio: “Nel percorso lungo si fatica tantissimo, ma ovunque ti applaudono. Gaiole in Chianti è una località che è collegata in maniera viscerale all’Eroica. Trovi i bambini che ti danno in “cinque”, i più anziani che si appostano per vedere tutti i partecipanti. Non c’è tempo massimo, si vive il territorio in una dimensione sana”.
E mentre Vittorio Loggetto pensa alla sua decima Eroica, ripercorre il suo passato con l’A.S. Roma: “Ho iniziato a 36-37 anni. Facevo le granfondo con l’A.S. Roma e ho conosciuto Nazzareno Asci, che oggi è ancora responsabile del Team Strada. Poi le granfondo hanno iniziato a non piacermi più, il mio spirito è libero, un po’ anarchico. Il mondo delle granfondo è più spostato sull’agonismo. Così mi sono convertito alle distanze lunghe. Avrei potuto iscrivermi alla Parigi-Brest-Parigi, avevo i brevetti. Però non potevo portare con me il mio cagnolino a causa delle regole francesi e così sono andato in Svizzera per una prova “Everesting”, che consiste nello scalare una salita tante volte quante ne servono per arrivare a 8.848 metri, cioè l’altitudine dell’Everest. Così ho fatto la Tour des Stations nella alpi vallesi. Sono prove che mi piacciono, mi mettono alla prova, e non sono certo uno scalatore, ma mi danno grandi soddisfazioni”. E le prossime? “Chissà. Magari un’altra prova simile alla Tour de Stations. O una lunga randonnée. Di sicuro, ho già prenotato l’appartamento per la prossima Eroica. Sarà la decima, la voglio”. Eroico, Vittorio.

