Stagione 2021, Nazzareno Asci: «Ci stiamo allenando per essere pronti in ogni momento»

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di Mauro Gemma

 

Quella che si sta per chiudere è certamente una stagione atipica, strana, travagliata e complessa. Gli allenamenti in salotto, le uscite in solitaria, l’annullamento delle gare e le squadre messe a dura prova: nessuno avrebbe mai potuto immaginare un anno del genere. Eppure anche periodi come questo danno qualcosa, insegnano molto, esercitano il senso di coesione e spingono a fare sempre meglio; soprattutto ci fanno rendere conto di quanto sia importante far parte di un gruppo, condividere le cose, avere sempre qualcuno accanto (sebbene a distanza).
Per tirare le somme della stagione 2020 e provare a guardare con fiducia al 2021 abbiamo sentito Nazzareno Asci – Responsabile Settore Strada A.S. Roma Ciclismo.

La stagione 2020 è stata inevitabilmente condizionata dal Coronavirus e dalle restrizioni che tutti conosciamo. Che sensazioni ti lascia come sportivo, come ciclista di questa società e come responsabile del Settore Strada? 

«Di sicuro sensazioni “uniche”, perché questa non è una situazione che si vive tutti i giorni. Avevamo iniziato la stagione con grande entusiasmo, tanto che nei primi due impegni (Granfondo dell’Amore e Granfondo del Colonnello) abbiamo portato a casa ottimi risultati. Le premesse era davvero buone, quindi come sportivo la stagione mi lascia un senso di amarezza. C’è anche da dire che l’ho vissuta in modo particolare, visto che per lavoro mia moglie è da mesi in prima linea contro il virus. Forse l’ho sentita ancora di più e da ciclisti è stato normale provare una malinconia di fondo, anche se abbiamo fatto di tutto per tenerci in contatto e allenarci comunque “insieme”, in videochiamata, ognuno a casa sua sui rulli». 

Cosa fa un capobranco in mesi difficili come quelli? Come fa a tenere compatto il gruppo?

«Cerchi di coinvolgere, coinvolgi il più possibile. È un lavoro psicologico: telefoni, cerchi i compagni, li motivi.
Quasi tutti avevano a casa i rulli, quindi collegamento in videochiamata dopo pranzo e via a pedalare; poi a volte ci si sentiva anche la sera per scambiare opinioni e pareri – sognando la fine del lockdown – o anche solo per stare insieme e chiacchierare. Un compito importante per noi che facciamo parte dello zoccolo duro della squadra è stato raccontare le gare disputate a chi non aveva ancora corso con i nostri colori, in modo da fargli provare quello che avrebbe significato farlo, quello che ci si augurava qualche mese dopo avrebbero potuto vivere loro stessi. In quei giorni serviva fargliele immaginare le competizioni». 

Poi il lockdown è finito e c’è stato il ritorno in sella (non per le gare, certo, ma per gli allenamenti).

«Beh, all’inizio si poteva uscire soltanto da soli, dopo in pochi, poi di nuovo in gruppo. Ricordo benissimo il mio primo allenamento post-lockdown: ero da solo, appunto, quindi è stato decisamente strano, ma ho provato un’emozione assurda, indescrivibile. Nonostante abbia tenuto una certa continuità sui rulli, quell’uscita mi ha stancato tantissimo, eppure ho provato a prendere quanto di bello c’era da quell’esperienza. Ho rivisto posti noti con occhi differenti, ho pensato molto, in quei casi ti fai delle domande e da solo ti dai le risposte: è stato un pedalare differente. Poi abbiamo potuto ricominciare a uscire in gruppo (rispettiamo rigorosamente il distanziamento e indossiamo sempre la mascherina quando non si pedala). Quella di oggi non è ancora la ‘normalità’, la salita è ancora lunga. Però una cosa il virus ce l’ha regalata: abbiamo imparato a considerare il nostro allenamento domenicale intanto come un’occasione per stare insieme, per vederci, per divertirci, mettendo in secondo piano la carica agonistica». 

E questo cosa significa per chi come te le gare le fa?

«Ti dirò: è significato allenarsi meglio, più “leggeri”. Sembra strano a credersi, ma abbiamo anche ottenuto risultati migliori sui tempi.  Certo, probabilmente è anche merito del fatto che eravamo e siamo più “freschi” – vista l’assenza delle gare – ma una spinta importante l’ha data sicuramente questo nuovo approccio mentale. Spesso la pressione legata alla competizione fa brutti scherzi e non ti fa godere le cose, mentre questo modo di allenarsi fa bene». 

I dubbi sul futuro prossimo sono ancora tanti, ma se l’emergenza sanitaria dovesse gradualmente rientrare, quali sono gli obiettivi del Team Strada per il 2021? Dopotutto c’è da rifarsi per quanto riguarda randonnée, cronoscalate e granfondo… 

«Purtroppo sappiamo ancora poco ed è inevitabile che sia così. C’è chi parla di gare solo a partire da maggio o giugno, altri parlano di una prima parte di stagione caratterizzata da cronometro, cronoscalate e al massimo qualche randonnée con partenze scaglionate, in modo da non creare assembramenti. Quello che ci auguriamo ovviamente è che si torni presto alla normalità e noi ci stiamo allenando per questo. Il calendario in teoria è pieno, serve solo capire quali manifestazioni otterranno le autorizzazioni e quali no. Vedremo. Intanto continuiamo le sessioni con costanza». 

Ovviamente vi manca l’atmosfera della gara, quella vera.

«Assolutamente. Non vediamo l’ora di poter tornare a competere ruota a ruota, perché rispetto alle gare individuali lì si respira un’aria diversa: di amicizia, di gruppo e di agonismo sano. In questo senso credo ci tornerà molto utile il ‘nuovo atteggiamento’ di cui parlavamo prima, perché se pedali un po’ più leggero, i risultati arrivano (e puoi goderteli), mentre il super-allenamento da solo non basta». 

Qualcuno dice che il 2021 è l’anno delle incognite.

«È vero anche per il ciclismo, ma resta ben fisso davanti a noi il sogno della normalità, perché nei periodi di difficoltà anche le cose normali diventano speciali. Speriamo di poter fare il circuito “Fantabici” (al quale molti di noi sono già iscritti), poi il “Prestigio”, non dimentichiamo la “Nove Colli”, che è prevista per maggio, e le molte altre gare già in calendario. Gli organizzatori stanno lavorando al massimo – nonostante ci siano ancora dubbi sulla reale fattibilità delle gare – e noi ci stiamo preparando per essere pronti in ogni momento».

Questa stagione si chiude con un evento molto triste, cioè la scomparsa di un nostro atleta durante un allenamento: Carlo Piersigilli. 

«Guarda, questa è una di quelle cose che non ti aspetteresti mai di vivere: perdere un compagno da un momento all’altro, lì sul ciglio della strada. Era una domenica normalissima, una di quelle uscite iniziate con i soliti sfottò e con le classiche prese in giro scherzose tra di noi. Tra l’altro lo zoccolo duro era al completo quella domenica. Carlo non era con noi da tantissimi anni, ma da quando è entrato in squadra c’è sempre stato. È stata una brutta botta, ma lui sarà sempre con noi. E non è solo retorica, perché nella tragicità dell’evento una cosa positiva c’è: Carlo se n’è andato in un tratto di strada dal quale il Branco passa sempre, quindi ogni volta che passeremo di lì la mente andrà a lui».

Qui non parliamo solo di una squadra sportiva, ma di A.S. Roma Ciclismo come famiglia.  

«Certo, assolutamente. La sensazione di tutti è che questo evento abbia lasciato una tristezza di fondo che ci porteremo dietro ancora per molto. Servirà il tempo per superarla, perché è stato davvero come perdere un familiare».

Nazzareno, perché indossare questa maglia e far parte di questa società rappresenta molto più di quello che si può percepire dall’esterno?

«Davvero A.S. Roma Ciclismo vuol dire famiglia e finché non la vivi dall’interno non riesci a capirlo. Quello che io e Luigi Maura (Referente Settore Strada, NdR) facciamo per accogliere i nuovi è rassicurarli del fatto che da noi l’integrazione nel gruppo è davvero molto facile. Ti faccio un esempio: quando qualcuno ci chiede di uscire con noi – magari perché è interessato a tesserarsi – non trova nessun ostacolo, mentre spesso molte squadre sono restie a concedere queste ‘prove sul campo’. Accogliere e dare sicurezza ai componenti del Branco: questo è quello che vogliamo fare. Da noi se fora uno, tutti si fermano ad aspettarlo. O, ancora, non esiste che se uno va più piano – magari perché è all’inizio – lo si lascia indietro. Poi un altro elemento importante è sicuramente quello dell’organizzazione, sia interna al Team Strada sia per quanto riguarda il supporto che viene dalla Società. Siamo coesi, ci piace pedalare, ci piace stare insieme e amiamo questa maglia».

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