Sascia Montini: «Caduto alle “Strade Bianche”, ma il bello deve ancora arrivare»

«A Siena mi sono dovuto ritirare, ma nulla è compromesso. Le date clou a maggio e a giugno»

di Luca Pelosi (Il Romanista)

 

Romanisti si nasce, romanisti si diventa. Vale dal punto di vista del tifo calcistico, vale dal punto di vista ciclistico. Sascia Montini lo è diventato da quest’anno e scalpita per poter dare il meglio di sé con la sua nuova maglia. Cambiare, per lui, non è mai stato un problema. Anche il suo incontro col ciclismo nasce da un cambio. «Ero motociclista – ci racconta – e facevo anche qualche gara amatoriale in pista. Mi sono avvicinato alla bicicletta come allenamento per la moto. Piano piano, poi, le due ruote, ma senza motore, mi hanno dato stimoli sempre più forti, oltre al fatto che mi accorgevo che si trattava di un qualcosa che mi riusciva bene. Finché a un certo punto, quando ho messo su famiglia e le spese sono aumentate, ho dovuto fare una scelta. Ho eliminato la moto e non ho più mollato la bici. Già dal 2012 ho iniziato a partecipare a qualche gara e ho proseguito in maniera sempre più assidua, fino a prendere un preparatore che mi segue negli allenamenti». E fino a incontrare la Roma: «Da fuori, l’ho sempre vista come una squadra molto bene organizzata, dal punto di vista logistico e strutturale. E già questo nel nostro mondo fa la differenza. Poi l’anno scorso ho partecipato a una gara per aiutare una ragazza giallorossa, a livello amichevole, e mi è piaciuto tutto il contesto della squadra. Così ho scelto di legarmi a loro”.

Ottimo passista, ma in generale ciclista molto completo, se fosse un professionista Sascia si sarebbe divertito alla scorsa “Milano-Sanremo”. I suoi percorsi preferiti, in ogni caso, non sono niente male: «Sono di Civita Castellana, mi alleno tra i Cimini e la Faggeta, perché il dislivello lo trovo soprattutto lì. In estate magari mi spingo fino al Terminillo e ritorno». Si allena quasi ogni giorno. E come fa? «Ho eliminato il pranzo. La mattina lavoro dalle 9 a poco prima delle 13, mi cambio ed esco in bici, faccio quasi due ore, torno, mangio al volo se ci riesco e torno al lavoro. Il giorno di riposo è o il lunedì o il martedì. E poi stando alla Roma sono fortunato, perché c’è il nostro responsabile Nazzareno Asci che coordina tutto, programma le gare e gli allenamenti in base alle stesse, è un piacere».

Piacere e fatica. Alto 1 metro e 82 centimetri, e quindi con un peso forma tra i 72 e i 73 chili, Sascia con qualche chilo in meno potrebbe essere anche un ottimo scalatore, ma finirebbe col perdere tanta energia. Ma ormai sa gestirsi ed è ben guidato. «Presto partirà il circuito “Pedalatium”, poi il clou sarà a giugno». L’inizio della stagione ha già messo a dura prova Sascia. «Alle Strade Bianche sono rimasto coinvolto in una caduta di gruppo dopo una quindicina di chilometri e sono finito fuori strada. Sono riuscito comunque a ripartire, nonostante occhiali rotti, la bici che mi era caduta in testa, sopracciglia e naso con ferite. Ho incrociato un mio amico, siamo andati avanti per un po’ insieme, anche a un ottimo ritmo. Forse troppo, perché poi a una rotonda siamo caduti e lì ho demolito la bici. Mi spiace tanto, mi sono scusato con tutti perché avrei tanto voluto subito fare un risultato con la mia nuova maglia. Avevo anche il gilet antivento nuovo, che è durato un’ora e poi era da buttare». La stagione però è appena iniziata: «Sono partito un po’ in ritardo, a dicembre mi sono operato per un’ernia e sono stato fermo un mese e mezzo. Ho dovuto quindi ripartire da zero, saltando la fase di potenziamento in palestra e iniziando la preparazione a fine gennaio. Le date più importanti, però, saranno a maggio e giugno e quindi nulla è compromesso».

Tante gare nel passato e nel futuro di Sascia. Ma le più belle? «Dal punto di vista dei risultati l’anno scorso feci un ottimo risultato proprio alle “Strade Bianche”. Ma se mi chiedono quali sono le più belle, non so proprio rispondere. Anzi, mi prendono tutti un po’ in giro, perché non guardo mai niente, non vedo paesaggi, penso solo alla strada. Al massimo mi concedo qualche sguardo al panorama se faccio qualche uscita domenicale di allenamento, ma in gara ho occhi solo per la strada».

E tra le fonti di distrazione non c’è più neanche la maglia giallorossa dell’A.S. Roma Ciclismo, perché ora la indossa anche lui.

News

Estate Giallorossa: la passione non va in vacanza!

Road to centenario, 1994-1997: l’era degli sponsor e dei giovani

Insieme a Riogrande Tech per il futuro digitale

Prossime gare
6
Settembre

Campionato Italiano Cronometro – ASD Barracuda Bike Cycling Team

12-13
Settembre

Gran Fondo Città Dell’Aquila

13
Settembre

GF La Matildica