Tra il 1950 e il 1953 l’A.S. Roma Ciclismo vive uno dei suoi periodi più belli per i grandi risultati ottenuti sia a livello individuale sia di squadra. E che squadra. Quella che inizia la stagione 1950 si presenta con questi nomi: Enzo Bartoloni, Luciano Ciancola, Bruno Monti, Alvaro Faggiani, Silvio Mazzella, Romano Mazzoni, Enrico Pizzingrilli e il mitico Spartaco Rosati. Nel frattempo Pietro Chiappini, con il suo negozio di bici in Via Gaeta ormai avviato, è il punto di riferimento per tutti. Arrivano subito tante vittorie, tra cui il Gran Premio Cementerie per Mazzoni, la Coppa Mariddi per Faggiani, la coppa Bongarzoni per Mazzella. L’uomo di maggior classe è sicuramente Luciano Ciancola, passista veloce e potente, alto 1,76 metri per 74 chili, classe 1929. Vince il Giro di Campania battendo il compagno di squadra Pizzingrilli, poi nel 1952 farà suoi anche la Coppa Caivano, il Gran Premio di Camaiore, la Coppa Baratta e la Milano-Bologna. Quello è il suo anno migliore anche perché ha un grande obiettivo: il campionato del mondo. Anche nel 1951 era in maglia azzurra, a Varese, ma ne era uscito deluso.
Il 23 agosto 1952 invece, a Lussemburgo, compie una delle imprese più grandi nella storia dell’A.S. Roma Ciclismo. Diventa campione del mondo dilettanti. Una gara perfetta, arriva in posizione ideale alla volata finale, riuscendo a resistere al tentativo di rimonta dell’olandese Van der Berger. Sul podio Luciano si commuove e gli succederà anche 5 giorni dopo al suo arrivo alla stazione Termini, accolto da tanti tifosi romanisti, con striscioni come “Luciano ottavo Re di Roma” e tante bandiere giallorosse. In suo onore si organizza una festa a San Paolo, dove lo attende una banda che suona l’inno di Mameli. «Sono felice, raggiante – dichiara – Era un sogno che durava da un anno e che si è finalmente realizzato. Mi sentivo benissimo, avevo raggiunto un grado di forma perfetto. Quando ho visto lo spiraglio non ho esitato un momento a tuffarmici. Sono contento per tutti. Per me, per l’A.S. Roma Ciclismo, per i miei vecchi dirigenti del Testaccio, che non mi hanno mai dimenticato». Poi tira fuori i telegrammi che lo avevano raggiunto in Lussemburgo subito dopo la vittoria, tra i quali ce n’è anche uno firmato dai giocatori della Roma calcio al completo, che si trovavano a Castelvecchio per un allenamento.

Il 1952 è anche l’anno della seconda Coppa Italia consecutiva. Tra i protagonisti c’è sempre Ciancola e con lui ci sono Romano Mazzoni, Elio Imperi e una futura stella del ciclismo italiano, Bruno Monti. Nel 1951 invece i protagonisti del successo, oltre a Ciancola e Monti, sono Giovanni Bianchi e Mario Antonelli. Il 22 maggio 1952, prima di Roma-Brescia, allo Stadio Torino i campioni d’Italia dell’A.S. Roma Ciclismo sfilano davanti a oltre trentamila persone e vengono premiati dal presidente dell’U.V.I. Nel campionato successivo lo stesso onore toccherà a Luciano Ciancola, premiato dal presidente generale e della sezione calcio Renato Sacerdoti oltre che da Armando Lugari, presidente della sezione ciclismo.
Nel 1952 Bruno Monti, vincitore anche di due tappe al Giro di Puglia e Lucania e del “Piccolo Giro di Lombardia”, sarà convocato per i Giochi Olimpici di Helsinki, dove concluderà la prova in linea al quindicesimo posto. Insieme a Ciancola nel 1953 sarà protagonista di una grande doppietta giallorossa alla prima tappa del Giro d’Inghilterra. Primo Monti, secondo Ciancola.
I successi dell’A.S. Roma, però, non sono finiti. Il 1953 è l’anno di Nello Fabbri, che il 20 settembre diventa campione d’Italia dilettanti. Nato nella Borgata Ottavia il 15 marzo 1934, è un passista-scalatore, alto 1 metro e 84 centimetri per 73 chili. Il campionato italiano si corre tra Gorizia, Monfalcone e Trieste. Dopo una prima e numerosa fuga ripresa dal gruppo, scattano Bertoglio, Gianneschi, Porta e Moser. Si tratta di Aldo, fratello maggiore di Francesco. Su di loro arrivano Nello Fabbri e Gastone Nencini. Quando Fabbri si muove e raggiunge i fuggitivi restano al comando in cinque, a cinquanta chilometri dall’arrivo Nencini si mette alla testa di un gruppetto di quattro inseguitori, il vantaggio scende da 2 minuti a 1 minuto e mezzo. A quel punto Fabbri se ne va deciso e nessuno lo segue. Chiude sul traguardo da solo, a braccia alzate, e regala un altro titolo tricolore all’A.S. Roma Ciclismo.

