La seconda guerra mondiale entra nella fase più cruenta e le priorità naturalmente sono altre, rispetto allo sport. Che tuttavia non si ferma e non si ferma neanche l’A.S. Roma Ciclismo, anche se alcuni dei suoi migliori atleti del passato, come i fratelli Toccaceli, Nello Taddei e altri, sono costretti a fermarsi. La società resta un punto di riferimento. Al termine della sua prigionia, ad esempio, Fausto Coppi chiede proprio a Pietro Chiappini di potersi tesserare con il club giallorosso, ma quando vanno in sede scoprono che i tesserini sono finiti e così il campionissimo si tessera altrove. Si tessera invece Mario Ricci, che era già stato giallorosso nel 1938 e che aveva vinto il titolo italiano nel 1943. Tra il 1944 e 1945 è tesserato sia con la Legnano sia con l’A.S. Roma e il 17 settembre 1944 vince la Coppa Manlio Gelsomini (velocista della sezione atletica ucciso alle Fosse Ardeatine) davanti a Spartaco Rosati, uno dei migliori ciclisti romani del momento, anche lui A.S. Roma. Ricci nel 1945 ottiene un altro successo prestigiosissimo, vincendo il Giro di Lombardia con oltre 6 minuti di vantaggio su Aldo Bini e Gino Bartali. Un’impresa da campione, dopo 90 km di fuga solitaria, al termine di una stagione non semplice. Ma quel giorno, 21 ottobre 1945, riesce a dare una grande dimostrazione delle sue ottime doti di passista che gli permettono di resistere al tentativo di ritorno del gruppo. Il tutto a una media di 36,177 km/h, la media record della “classica delle foglie morte” fino a quel giorno. Nel 1945 Mario Ricci vince anche la prima edizione del Trofeo Matteotti.

Intanto brilla la stella di Spartaco Rosati, detto “er Cecione”. Corridore di grande temperamento, di ottima resistenza fisica, darà il meglio di sé nel dopoguerra, ma già ora fa vedere le sue doti. Al termine della sua carriera il suo palmares è composto da circa cento vittorie, comprese le campestri da lui assai amate. Arriva secondo nel più significativo evento del periodo, cioè il Gran Premio Liberazione, che nasce nel 1946 su iniziativa dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. La prima edizione si tiene il 25 aprile 1946, a un anno esatto dalla Liberazione. Si corre lungo il circuito dell’Acqua Acetosa: partenza da Viale Tiziano e poi Viale Parioli, Via di San Valentino, Via Nicola Martelli, Piazza Euclide, Lungotevere Acqua Acetosa e ritorno sul traguardo di Viale Tiziano, circuito da ripetere 16 volte per complessivi km 80,800. Rosati, come detto, è secondo. Ma a vincere è un altro atleta dell’A.S. Roma, cioè Gustavo Guglielmetti. Romano di San Giovanni che era stato arrestato in una retata dopo l’8 settembre 1943, ma dopo sei mesi di prigionia era tornato. Ha 23 anni, è campione italiano su pista nel 1939, s’impone con uno scatto bruciante a trecento metri dal traguardo. Copre gli 80 km in 2h 09′ 16” a una velocità media 37,5 km/h, decisamente alta considerando le strade e i materiali dell’epoca. Ci sono cinquantamila persone sulle strade di Roma e il podio è tutto giallorosso. Anche il terzo classificato, dopo Guglielmetti e Rosati, è un tesserato A.S. Roma, cioè Silvio Mazzella.
Il ciclismo riparte, l’Italia riparte, Roma riparte.

