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Nei primi quattro anni di vita, l’A.S. Roma Ciclismo ha già fatto capire che cos’è e che cosa sarà. La Società che rappresenta la città di Roma, che è nata insieme all’A.S. Roma calcio e che si distingue sia per i risultati dei suoi atleti sia per la capacità organizzativa.
Nel 1931 questi aspetti si saldano insieme con la prima edizione della “Coppa Attilio Ferraris”, che il club organizza e intitola al capitano della squadra di calcio. La prima edizione si tiene il 10 maggio e il calciatore mette a disposizione il premio per il vincitore. È una gara di circa 150 chilometri, limite massimo per i dilettanti, che passa anche sui monti Cimini. Attilio Ferraris è presente alla partenza, poi va a giocare la sua partita, la Roma batte la Pro Vercelli e lui è tra i migliori in campo. La vittoria nella prima edizione va a Libero Levantini, corridore dell’A.S. Monti. Bravo il ciclista romano a far selezione in salita. Bravissima l’organizzazione dell’A.S. Roma.
Il 26 giugno 1932 si disputa la seconda edizione, sempre lungo i monti Cimini e con arrivo a Roma. Armando Latini, passato all’A.S. Monti, si prende la rivincita e porta a casa la vittoria. E sui giornali si legge: “I dirigenti della sezione ciclistica dell’A.S. Roma hanno organizzato alla perfezione questa gara. Stinchelli, Bernardini e Montagna hanno buona parte del merito per il successo che ha arriso alla Coppa Ferraris”.
Sono tante le gare organizzate dall’A.S. Roma, anche in pista, spesso al Motovelodromo Appio. E proprio dalla pista arriva, nel 1932, il risultato di maggiore prestigio del secondo quadriennio di vita della Società. È l’anno dei Giochi Olimpici di Los Angeles e nel quartetto italiano dell’Inseguimento c’è anche un corridore dell’A.S. Roma: Alberto Ghilardi, romano e romanista. Con lui ci sono Marco Cimatti di Bologna, Paolo Pedretti di Orsenigo, Nino Borsari di Cavezzo. La pista è all’aperto, è quella del Rose Bowl di Pasadena e la competizione si tiene il 2 e 3 agosto 1932. L’Italia è campione in carica e fa capire subito che anche stavolta sarà dura toglierle l’oro e già nelle qualificazioni fa segnare il nuovo record olimpico con il tempo di 4’52”9 sui 4000 metri. In semifinale la Francia batte la Gran Bretagna, mentre l’Italia supera il Canada. E così arriva la finale più attesa, tra Italia e Francia. Per otto giri le squadre si equivalgono, ma proprio a due giri dal termine l’Italia prende un minimo vantaggio e riesce a mantenerlo. 4’53”0 il tempo finale contro il 4’55”7 della Francia. La medaglia d’oro ha molto di romanista.
Quattro anni dopo l’A.S. Roma porterà un altro suo atleta ai Giochi di Berlino. Un ragazzo che esplode proprio in questo periodo. Nel 1932 infatti si tessera con la Società giallorossa Mario Gentili. È un ciclista completo, tiene il ritmo dei migliori passisti e scalatori, non si fa battere facilmente in volata. Vince in pista ma vince anche in strada, perché ha un ottimo spunto in volata. Staccarlo è molto difficile anche perché non gli mancano certo caparbietà e voglia di soffrire. Si fa valere anche sui sentieri dedicati al ciclocross. Nel 1934 vince il campionato regionale. Ma non è l’unico giovanissimo che si mette in luce. Tra gli Allievi arrivano le prime vittorie di Pietro Chiappini. Il giovane talento giallorosso vince la Coppa Campitelli l’11 giugno 1933 ed è il quinto successo dell’anno per lui, che è il migliore della categoria e già mostra le doti che ne faranno un grandissimo campione. Nessuno può sapere quante vittorie regalerà al club, nessuno può sapere che la sua vita sarebbe rimasta legata al ciclismo e all’A.S. Roma, al servizio della quale avrebbe messo tutta la sua passione e tutta la sua conoscenza dello sport.
Prima della Coppa Campitelli Chiappini ha dominato il Gran Premio Olympia, dimostrandosi “forte in salita e ottimo velocista – così lo descrive Il Littoriale – e ha avuto alla sua mercè tutti gli avversari.Nella categoria degli Allievi non ci sono ciclisti che possono minacciare seriamente, soprattutto in volata, il fortissimo atleta giallorosso”. Pietro Chiappini però non è solo talento e potenza, ma è che una bella mente ciclistica, come poi dimostrerà a carriera finita con il suo lavoro di presidente e direttore sportivo dell’A.S. Roma Ciclismo.
L’Allievo sarebbe diventato un maestro per tantissimi ciclisti, giallorossi e non solo.

