Pronti per la 24h di Vallelunga, organizzata da Roma XXIVh in collaborazione con AS Roma Ciclismo

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Allenamenti lunghi per la prova del 15 e 16 luglio a Vallelunga. Manuele Fattirossi si è preparato pedalando fino a Pescara: “Saranno fondamentali la testa e la gestione dell’escursione termica. Alla fine ci si sente come sul Monte Olimpo”.

La Roma XXIVh si avvicina. Tra sabato 15 e domenica 16 luglio l’autodromo di Vallelunga sarà ancora una volta teatro dell’unica ventiquattr’ore in bici su strada in Italia disputata all’interno di un autodromo. Gli atleti dell’A.S. Roma Ciclismo stanno rifinendo la preparazione per un appuntamento che mette a dura prova fisico e mente, e da cui le maglie giallorosse sono sempre uscite vincitrici con Elisa Rigon ed Enrico Giuliani.

Già, ma come ci si prepara a un appuntamento del genere? Semplice, aumentando i chilometri e cominciando a preparare la mente a uno sforzo che chiaramente non è replicabile in allenamento. E così il Team Strada ha approfittato del ponte per le festività dei SS. Pietro e Paolo per due uscite particolarmente impegnative. Giovedì gli atleti giallorossi hanno percorso un giro di oltre 160 chilometri verso il lago del Turano, passando per Marcellina, Morricone, Osteria Nuova, Roccasinibalda, Tivoli e Tor vergata. Non sono mancate la compagnia e l’allegria, oltre naturalmente alla fatica. Ieri invece è stata la volta di un altro giro lungo e di media difficoltà alla scoperta del… prosciutto di Bassiano. Si è passati infatti per la Via Appia per toccare poi Albano, Velletri, Cori, i Giardini di Ninfa e Bassiano, con panino al prosciutto come ristoro e rientro nel primo pomeriggio.

Particolare invece l’avvicinamento di Manuele Fattirossi, da quest’anno in maglia giallorossa. “Ho conosciuto Enrico Giuliani lo scorso anno, quando ancora non facevo parte dell’A.S. Roma. Mi sono trovato bene ed eccomi qui”. Appassionato di lunghe distanze, domenica 25 giugno è andato in bici da Roma a Pescara, per un totale di 230 chilometri. “Almeno una volta all’anno, in previsione del mio compleanno, che è il 21 maggio, mi regalo una ‘Ultracycling’ – ci racconta – E’ un viaggio itinerante verso me stesso. L’ho fatto fino a Padova, per tre volte fino a Napoli, oltre a Pescara, che avevo già fatto e che ho replicato quest’anno. E’ stato un po’ stressante, perché ho iniziato a preparare la bici verso le otto di sera, ma è andata bene. Di solito rientro nel primo pomeriggio, ma stavolta ho allungato il percorso, raggiungendo i 2100 metri di dislivello, rispetto ai 1800 previsti. Ho fatto poche soste. Poi, avendo visto che era complicato rientrare con treni che mi consentissero di portare anche la bici, ho dormito a Pescara. Naturalmente ho portato sempre con me il bagaglio, che di sicuro non semplifica le cose. Col tempo mi sono abituato anche a questo. Quando andai fino a Padova, senza gps e senza preparazione, facendo 200 chilometri al giorno, avevo con me circa 10 chili di bagagli. Arrivare su e vedere i cartelli per Venezia, avere la coscienza di essere quasi arrivato al confine mi ha regalato una emozione che sento viva ancora oggi”. Com’è il rapporto con le lunghe distanze? “Mi piace rilasciare lo sforzo lentamente. Faccio anche mediofondo e granfondo, con serenità, ma il mio intento è proseguire fino all’ultima goccia di energia. Domenica scorsa sono arrivato a Pescara, ma avrei potuto continuare. L’anno scorso è stata la mia prima esperienza con la Roma XXIVh, ma l’ho finita bene, sono tornato a casa da solo e la mattina dopo mi sono svegliato presto”. Quali sono le particolarità di una gara in circuito? “Soprattutto due: una è l’escursione termica. Mi è capitato di ripartire di notte battendo i denti dal freddo, ma anche di soffrire tanto il caldo, che l’anno scorso all’ora di pranzo è arrivato anche a 40 gradi. C’è poi una componente mentale non indifferente, perché si fa sempre lo stesso giro, in solitaria. Non c’è il paesaggio che cambia e serve un bel lavoro psicologico con se stessi. La cosa più importante è mantenere la concentrazione e la lucidità per anticipare gli eventi. Non bisogna mai arrivare alla crisi, sennò vuol dire che è già troppo tardi. Gli allenamenti lunghi, da 150 o 200 chilometri, invece, servono soprattutto per la postura e per creare l’attitudine a livello mentale”. E all’arrivo, come ci si sente? “Come sulla vetta del Monte Olimpo”. Se non ce la fate a provare, per credere, venite a Vallelunga tra due settimane. Sarà come vedere gli dei sul Monte Olimpo.

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