Prestigio 2024, i 9 atleti giallorossi che hanno conquistato lo scudetto

Non è cosa da tutti, il Prestigio. Si tratta del circuito più importante nel calendario del ciclismo amatoriale, perché racchiude le nove corse che da tempo fanno la storia del ciclismo amatoriale. Completandone sette si conquista lo Scudetto, un trofeo che premia l’abnegazione, la resistenza, la determinazione, la capacità di sapersi organizzare e di fare gruppo. E quest’ultimo aspetto, come in ogni altro aspetto, caratterizza l’A.S. Roma Ciclismo in maniera particolare. Lo testimonia questo 2024 in cui ben nove atleti giallorossi hanno conquistato lo Scudetto, contribuendo alla conquista del secondo posto di squadra per numero di chilometri percorsi, che ancora una volta ha dato lustro alla società giallorossa.

Uno degli animatori e promotori dell’impresa è stato Roberto Giuli. “L’idea è partita da me, Roberto Marcotullio e pochi altri – ci racconta – Poi ci siamo tirati dietro anche altri compagni di squadra. Vivere l’impresa tutti insieme ci ha dato grande forza. E l’ha data anche a me, che affrontavo questa sfida per la prima volta. Ho sempre pensato che un ciclista amatoriale non può non prendersi lo Scudetto almeno una volta nella vita. E questo era il momento giusto. Si tratta di un modo diverso di vivere le gare, dove l’importante è finirle, anche se gli uomini devono per forza completare il lungo e le donne il medio, pur non essendo loro vietato il lungo. Abbiamo completato percorsi unici, tutti insieme, come a Laigueglia. Abbiamo scoperto nuovi paesaggi e per alcuni di noi nuovi modi di andare in bici rispetto a ciò cui eravamo abituati. I percorsi sono molto diversi tra loro. Alcuni sono stati molto impegnativi, come quello di Bergamo, altri erano vicini al mare, come la Squali o la 5mila nelle marche. Mi hanno dato anche l’ispirazione per scrivere alcuni pezzi musicali e la musica è l’altra mia grande passione. La gara più bella però è stata quella di Desenzano, organizzata meravigliosamente, la rifarei subito. Non so ancora su cosa puntare nel 2025, magari ci dirotteremo verso una settimana di cicloturismo per fare alcuni passi dolomitici mai fatti prima, o verso granfondo di livello nazionale. C’è anche la possibilità di fare qualche gara storica in Europa, come la Parigi-Roubaix, ma c’è ancora tempo per decidere. Intanto ci teniamo il ricordo di questo Prestigio che è stato fondamentale sia per ognuno di noi sia per la squadra”.
Tra i risultati individuali spicca sicuramente il secondo posto di Catia Saulini a Bergamo. Ma lei pensa soprattutto al percorso di squadra e alla soddisfazione complessiva. “Guadagnare lo Scudetto – racconta – è stato il frutto di un piacevole percorso di squadra. Per fortuna il meteo ci ha quasi sempre assistiti. Ogni arrivo è stato emozionante, talvolta anche in compagnia di poche ma incontenibili lacrime di gioia. A livello individuale ho ottenuto un bel risultato a Bergamo, dove ho faticosamente guadagnato un secondo posto di categoria. È stata una bellissima esperienza, sicuramente da ripetere, ma sempre in compagnia degli amici dell’A.S. Roma. In particolare un pensiero lo mando a Gabriella Asci, con la quale ho condiviso 5 prove su 6, a Roberto Marcotullio, che è stato un grande motivatore, oltre a Nazzareno Asci, mio fantastico gregario e a Roberto Giuli che è stato sempre al mio fianco”.

Gabriella Asci, ci racconta quanto sia stato liberatorio fare questo CircuitoL’amicizia per me è sacra. Affrontare queste prove con alcuni dei grandi amici che ho nel gruppo mi ha dato la giusta carica. Ringrazio tanto Luigi Maura per il sostegno e naturalmente anche Nazzareno Asci, con il suo ruolo di gregario e di motivatore. Sono molto contenta di questo 2024 perché ero partita per fare solo randonnée e magari la RomaXXIVh, poi durante un pranzo sociale Roberto Marcotullio mi ha convinto con poche parole: ‘Lo devi fare, non rompere’. Non ho rotto, l’ho fatto. Anzi, avrei voluto fare qualche gara in più ma il lavoro non me lo ha permesso. Avevo già due Scudetti conquistati in passato, ma questo ha un sapore speciale, perché è stata un’impresa di gruppo. Ho potuto unire anche le randonnée, come a Desenzano, quando il venerdì abbiamo partecipato alla randonnée e poi la domenica alla Granfondo. Sono molto contenta anche di aver incontrato Eloisa, che si è rimessa in carreggiata. In futuro vorrei fare ancora più randonnée, quest’anno ne ho fatta una da sola e poi ho incontrato Vittorio Loggetto. Segno che l’A.S. Roma Ciclismo non ti lascia mai sola. E questo vale sempre. Penso in particolare a Silvia Massacci, che anche se non è tesserata con noi, è sempre una di noi e lo è stata anche quest’anno”.

Del suo ritorno Eloisa Mustafà ci ha già raccontato. Il Prestigio ne è parte fondamentale: “Proprio nell’anno in cui ho ripreso ad allenarmi con continuità e costanza ho voluto provare a completare le sette gare del Prestigio necessarie per prendere lo Scudetto. Non ero sicura di riuscirci e invece sono stata la prima donna ad arrivare a quota sette, al punto tale che ha parlato di me anche la rivista Cicloturismo. Sono stata la prima donna a prendere lo Scudetto in così breve tempo, a maggio già me lo ero assicurata, e questo vale tantissimo. È stata una bella esperienza che mi ha confermato quanto sia speciale l’A.S. Roma Ciclismo, perché è stato un traguardo conquistato con la forza del gruppo”.

Lo stesso concetto è stato già espresso da Roberto Grassi: “Il mio obiettivo del 2024 era proprio questo: conquistare lo Scudetto del Prestigio. E quindi portare a termine le granfondo minime per ottenerlo, tra quelle inserite nel circuito. Lo avevo già conquistato due volte, sono molto contento di esserci riuscito anche quest’anno e ho tanta voglia di riprovarci anche l’anno prossimo. Magaria arriverò a cinque, chissà. Per ora manteniamo un po’ di scaramanzia, non si sa mai…”

Chi invece non era partito con questo obiettivo, ma l’ha raggiunto lo stesso è Fabio Mezzetti: “Non ci pensavo – conferma – mi mancano ancora 10 anni alla pensione, non ho il tempo di allenarmi come un impegno del genere richiederebbe. Inoltre c’era di mezzo la Sportful, qualcosa che non dimenticherò per il resto della mai vita. Sono stato martellato a dovere, quasi tutti i giorni, soprattutto da Roberto Giuli, con cui mi sento quasi tutte le mattine. Alla fine ho accettato. Ci siamo organizzati anche con Roberto Marcotullio, più un amico che un compagno di squadra, per fare tutti i viaggi insieme, anche con Roberto Grassi. Mi sono emozionato a Laigueglia, su un percorso che avevo sempre visto fare in tv dai professionisti. Lì eravamo in un palazzo storico sul mare, senza ascensore, quindi con le bici da portarsi sulle scale. È andata bene, l’appetito è venuto mangiando. La granfondo di Passo Corese la conoscevamo, ma non ti regala nulla, con la salita che porta al Lago del Turano che è durissima. Ci siamo divertiti alla Squali, come ogni anno, e a Desenzano. Io che sono nato al Lago di Bolsena, ho apprezzato tantissimo l’organizzazione a ogni livello, non solo sportivo, che c’è sul Garda. È stata una delle granfondo migliori. La Sportful è stata l’ostacolo più duro, anche se per me non è più dura della Maratona delle Dolomiti. Degna conclusione è stata la 5mila marche a settembre, quando, dopo le ferie, c’era una preparazione migliore. Quella gara mi ha dato grande soddisfazione, ho tenuto i 30 km orari di media, ammirato bei paesaggi e apprezzato una ottima organizzazione. Una gara sicuramente da ripetere”.

La soddisfazione è generale e lo conferma il racconto di Claudio Sinigalia: “Ho sempre desiderato diventare Prestigioso, anche se già prima di iniziare sapevo che sarebbe stata un’impresa impegnativa. Ma questo era l’anno buono, con due gare vicino casa. Non potevo farmi sfuggire l’occasione. Poi avrei potuto confidare sull’appoggio della squadra e della società, grazie alle quali tutto è risultato più leggero e piacevole: dai viaggi per le trasferte, alla logistica, fino allo svolgimento delle singole Granfondo. Sì, perché lo spirito di squadra è quello che mi ha dato la forza in più per tagliare i 6 traguardi necessari a conquistare lo scudetto tanto agognato. La maggior parte delle gare avevo deciso di farle insieme ad alcuni compagni di squadra, dall’inizio alla fine e spesso così è stato. Così, grazie al reciproco supporto, i tanti chilometri percorsi sono sembrati meno impegnativi. Alla fine, quest’avventura durata un’intera stagione, si è conclusa nel migliore dei modi: festeggiando insieme ai compagni di squadra e alla società il raggiungimento di quello che mi ero posto come obiettivo di questo 2024. Ora posso finalmente “cucirmi lo scudetto sulla maglia” della mia amata A.S. Roma ciclismo!”.

Amore per il ciclismo e per l’A.S. Roma si evince anche dal racconto di Massimo Mascia: “Per quanto mi riguarda tutto è cominciato quando ho vinto il sorteggio per la maratona delle dolomiti. Lì è nata l’idea di puntare al Prestigio, iniziando dalle Strade Bianche e sfidando il maltempo. Poi ci sono state la Colnago, quella di Desenzano, Fara in Sabina. E soprattutto Laigueglia, una bella esperienza di gruppo. È stato un bel viaggio durato praticamente un anno. Porterò nel cuore tutte le gare finite, in particolare la Maratona delle Dolomiti, quando sono stato una settimana fuori con Luigi Maura e Roberto Giuli, o Porto Recanati. Avevo già completato il Prestigio nel 2017, ma quello di quest’anno mi ha arricchito decisamente di più. Fare la randonnée a Desenzano prima della Granfondo è stato speciale. Per fortuna il meteo ci ha assistiti e ci ha permesso di goderci meglio il tutto. Alla Maratona delle Dolomiti non è stato lo stesso, con freddo e grandine, ma la soddisfazione è stata quella di superare anche queste difficoltà, in quel caso da solo. Ora mi piacerebbe partecipare al Giro di Sardegna, sempre con un occhio alla Sportful, vedremo. Ma questo Prestigio lo porterò sempre nel cuore anche perché si è intrecciato con una situazione familiare difficile, come è stata la morte di mio padre, e quindi avrà per me sempre un significato speciale”.

Da quest’ultimo aspetto parte Roberto Marcotullio: “A Massimo va un ringraziamento speciale. Per partecipare alla gara di Porto Recanati si è svegliato alle 3 di notte, è arrivato in tempo per partire, e poi è tornato subito a Roma, perché il padre stava molto male. È stato fantastico”. Roberto poi prosegue: “Ho cercato di coinvolgere più gente possibile per questa bella avventura. Dietro una grande impresa c’è sempre una grande mole di lavoro. E così ci siamo impegnati per capire chi poteva essere disposto a provarci, dato che non è facile, perché si tratta di fare un intero weekend fuori, a volte tornando il lunedì pomeriggio. Sono tutte gare al nord e c’è un considerevole sforzo economico. È stato come arrivare in cima a una montagna. Partendo dalla base, cioè, appunto, capire chi poteva essere disposto. Siamo partiti in 10 e abbiamo ottenuto il Prestigio in 9 perché purtroppo una persona si è dovuta fermare per impegni di lavoro. Succede. Ringrazio tutti, sono stati fantastici e hanno portato a termine gare difficili. È stato bellissimo”.

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