Pillole di storia giallorossa | Le nostre prime medaglie olimpiche

di Luca Pelosi (Il Romanista)

ALBERTO GHILARDI ORO NEL 1932, MARIO GENTILI ARGENTO NEL 1936

Sono giorni olimpici. Giorni di emozioni in ogni sport e queste nel ciclismo non mancano mai, dalla strada alla mountain bike, addirittura alla BMX, ma soprattutto alla pista. Terreno dove in alcune specialità, a partire dall’inseguimento a squadre, l’Italia ha spesso saputo dire la sua. Vince già nel 1920 ad Anversa e nelle due edizioni successive, Parigi 1924 e Amsterdam 1928. A Los Angeles, nel 1932, è naturalmente la formazione da battere e si presenta con un quartetto formato da Marco Cimatti di Bologna, Paolo Pedretti di Orsenigo, Nino Borsari di Cavezzo e soprattutto Alberto Ghilardi, 23 anni, ciclista romano dell’A.S. Roma. La pista è all’aperto, è quella del Rose Bowl di Pasadena e la competizione si tiene il 2 e 3 agosto 1932. L’Italia fa capire subito che anche stavolta sarà dura toglierle l’oro e già nelle qualificazioni fa segnare il nuovo record olimpico con il tempo di 4’52”9. La distanza di gara è sempre quella dei 4000 metri. Ne resta impressionata la rivale più accreditata, la Francia, che può contare su René Le Greves, ciclista che poi nel resto della sua carriera vincerà ben 16 tappe al Tour de France. Vanno avanti anche Gran Bretagna e Canada, mentre gli Stati Uniti sono subito eliminati. In semifinale la Francia batte la Gran Bretagna, mentre l’Italia supera il Canada. E così arriva la finale più attesa, tra Italia e Francia. In totale sono dieci giri perché la pista è quella di atletica leggera da 400 metri. Per otto giri le squadre si equivalgono, ma proprio a due giri dal termine l’Italia prende un minimo vantaggio e riesce a mantenerlo. 4’53”0 il tempo finale contro il 4’55”7 della Francia.

Quattro anni dopo a Berlino torna il ciclismo su strada, che nel programma olimpico si era visto solo a Stoccolma 1912. La Francia si presenta decisamente più agguerrita, sia su strada sia su pista, dove nell’inseguimento a squadre schiera uno dei suoi uomini migliori su strada, cioè Guy Lapébie. Con lui ci sono Robert Charpentier, Jean Goujon e Roger Jean Le Nizhery. L’Italia schiera Bianco Bianchi, Armando Latini, Saverio Rigoni e ancora un rappresentante dell’A.S. Roma: si tratta di Mario Gentili. È uno dei corridori più completi in circolazione. Ottimo passista, si fa rispettare nelle volate, sa vincere anche nel ciclocross. Sarà campione italiano nel 1937, ma qui siamo nel 1936. Anche Armando Latini è un tesserato A.S. Roma, anche se in quella stagione gareggia da indipendente. Ma nel 1934 e nel 1937 era e sarà giallorosso. L’Italia migliora subito il record olimpico, che però, sempre in qualificazione (dove batte il Canada con quasi dieci secondi di vantaggio) viene battuto proprio dalla Francia, che lo porta a 4’41”8. Nei quarti di finale gli azzurri superano la Gran Bretagna con 3,6″ di vantaggio, salvo ritrovarsela di fronte anche in semifinale, alla luce del ripescaggio dei britannici, che rendono la vita più dura agli azzurri, anche stavolta però senza successo.

In finale la Francia vince con un tempo di 4’45″0, sei secondi più veloce rispetto all’Italia che porta comunque a casa una bellissima medaglia d’argento, che impreziosisce la bacheca dell’A.S. Roma Ciclismo. La guerra interromperà la carriera di Mario Gentili, che si guadagnerà grande apprezzamento in città per aver salvato più di una vita in occasione del bombardamento di San Lorenzo. Dopo qualche anno in cui si sarebbe dedicato al negozio di famiglia, però, lo avremmo ritrovato ad allenare ciclisti importanti sia in strada sia in pista, ai quali ogni tanto avrà parlato anche della medaglia d’argento conquistata l’8 ottobre 1936 a Berlino.

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