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di Luca Pelosi (Il Romanista)
Guglielmetti nel 1946, Rosati nel 1947, li abbiamo già raccontati. Il 25 aprile 1948 l’A.S. Roma Ciclismo fa tris portando un suo atleta a vincere anche la terza edizione del Gran Premio Liberazione.
Vittoria meritatissima per un atleta non abituato a primeggiare e che fa parte del tris d’assi schierato in maglia giallorossa quel giorno, con Rosati e Gallotta.
Non è considerato tra i più veloci, né dotato dello spunto vincente, ma è quasi sempre tra i primi. E conferma questa sua attitudine sul circuito della Passeggiata Archeologica, anche se i favoriti sono altri. Invece, sul viale delle Terme di Caracalla, il più rapido e il più pronto si rivela proprio lui, che sembrava il meno indicato a vincere. Eppure, anche durante tutta la gara, aveva dimostrato di essere il più in forma, producendosi in scatti ottimi per mettere a dura prova il gruppo e in volate vincenti per la Coppa Mario Docci, messa in palio dall’A.N.P.I. e alla fine vinta da Spadolini.
Il ciclista della Roma, però, si è preso la vittoria finale. Oltre quindicimila spettatori sul percorso in un giorno caratterizzato da una fastidiosa pioggia sul percorso. Andatura subito elevata, terzo giro compiuto a oltre 42 chilometri all’ora di media. Ledda e Soderini provano a scattare ma vengono ripresi da Rosati, Matteucci e lo stesso Fossa. Ci provano anche Romano Pontisso e Gallotta, condizionati uno da una foratura e l’altro da una caduta. Ci prova anche il laziale Taddei, ripreso anche lui. Finché “la volata finale – riportano le cronache dell’epoca – bella, convulsa, tutta impeto, ha messo in evidenza il grado di forma e l’intelligenza acquisita in arrivi del genere dal trionfatore di giornata: Bruno Fossa. L’A.S. Roma Ciclismo vince ancora il Liberazione e vince anche la Coppa U.V.I., confermandosi la squadra migliore.
“Con questa sua brillante prestazione – scriverà il Corriere dello Sport il giorno dopo – Fossa conferma l’impressione suscitata nella prima del campionato italiano, dove è giunto primo dei romani nella Coppa Caldirola, dove ha ottenuto il medesimo risultato e dove ha strenuamente difeso le sue possibilità in volata contro i migliori esponenti del settentrione”. La “missione” con cui era nata la Roma, nel 1927, era la stessa portata avanti dalle sue sezioni, ciclismo (cioè la prima, insieme all’atletica) in testa.
Era stato protagonista anche della Coppa Italia vinta nel 1947, Bruno Fossa, atleta affidabile e serio che in quel 25 aprile 1948 visse anche una sua personale “liberazione”, quella dalla nomea di corridore cui mancava lo spunto vincente. Non fu, in ogni caso, quella la sua unica vittoria. Il libro “A.S. Roma Ciclismo – 90 anni in bicicletta” di Enzo Vicennati, acquistabile presso lo store online sul sito ilromanista.eu, mostra sia una sua foto con Nulli, Gallotta, Rosati e Moretti, protagonisti della Coppa Italia, sia il suo arrivo vincente alla Coppa Raspagni nel 1947, in mezzo alla neve, davanti al laziale Foresta. Peraltro anche Spadolini, battuto da Fossa in volata nel Liberazione del 1948, era un ciclista della Lazio.
Il Gran Premio Liberazione, con partenza e arrivo nel cuore di Roma, è sempre stato un affare giallorosso.
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