Pietro Tranfa: «Da romanista era scritto che indossassi questa maglia. Era il mio destino»

«Per l’A.S. Roma Ciclismo ho lasciato un club dopo 12 anni. Spero di ripagare la fiducia che mi è stata data»

di Luca Pelosi (Il Romanista)

 

Si guardavano da anni, erano destinati a incontrarsi. Troppo simili, per passione, serietà e amore per i colori giallorossi, per non finire definitivamente insieme. E così da quest’anno, com’era naturale che fosse, uno dei veterani più apprezzati del mondo della mountain bike, e non solo è entrato a far parte della famiglia dell’A.S. Roma Ciclismo. Anche se Pietro Tranfa, perché è di questo ragazzo di 61 anni che stiamo parlando, in realtà già da tempo era parte della famiglia giallorossa. «Da tempo – ha detto il “Cap”, Gabriele Diaferia – Tranfa desiderava vestire la maglia giallorossa e finalmente il 2022 sarà l’anno giusto. Sono molto contento che Pietro sia entrato nella nostra famiglia, perché prima di conoscere l’atleta conosco la persona. Poi è anche un vincente, che spesso sale sui podi assoluti e di categoria e ha un certo tipo di mentalità sia in gara che fuori; inoltre è uno che nota certe cose, tanto che è stato conquistato dallo stile A.S. Roma Ciclismo, dal nostro modo di lavorare».

Pietro conferma: «Per la Roma ho lasciato un team con cui ho corso per 12 anni. Mi sono venuti incontro e sono felice. Spero di ripagare la squadra con qualche risultato e di fare qualcosa di buono». Arriva da lontano, e da un altro sport, la storia di Pietro: «Fino a 40 anni ho giocato a calcio, poi mi sono rotto tibia e perone e ho iniziato ad andare sulla cyclette per recuperare il tono muscolare. Così è iniziato il mio rapporto con la bici. Ho praticato mountain bike, ciclocross, strada… Cercando di fare sempre meglio. Ogni traguardo raggiunto per me era il punto di partenza per vedere se potevo arrivare più lontano». Finché non è diventato campione italiano CSI sia su mountain bike sia su strada… nello stesso giorno. «È stato molto divertente, la sera lo speaker mi ha detto: “Ma non è possibile, sei sempre tu!”, perché mi aveva già premiato prima. Sono tornato con due maglie da campione italiano».

Come si diventa campioni? «Avevo un lavoro all’aeronautica che mi consentiva di avere il tempo per allenarmi. Lavoravo in un deposito munizioni, mi ero preparato delle piste e così all’ora di pranzo mentre gli altri mangiavano io mi allenavo. Una delle soddisfazioni più belle però è stata quando mi sono qualificato per i Mondiali e sono andato a Roma a ritirare la maglia azzurra. Ho fatto i Mondiali in Francia e anche a Varese, sempre con belle soddisfazioni. Certo, nel mio passato ci sono anche brutte sconfitte, una volta persi una gara per 14 secondi, ma tanto di cappello a chi ti batte».

«Andai a Roma», ha detto, parlando del ritiro della maglia azzurra. Già, perché Pietro, che ha un legame profondo con la città anche dal punto di vista calcistico, dato che è grande tifoso romanista, viene dal viterbese. Da Vasanello, per la precisione, dove organizza una granfondo intitolata a Knut Knudsen, ex ciclista norvegese che ha vinto sei tappe al Giro d’Italia ed è stato campione olimpico su pista a Monaco 1972. «Lui ha casa qui, investe molto in questa gara, vengono sempre tanti suoi amici. Di solito portiamo sempre tanti gruppi, anche se ovviamente con la pandemia si è tutto ridotto». Intorno a Vasanello si pedala sempre bene: «Sopra i cimini e intorno ai laghi ci sono percorsi molto interessanti. E poi ci vuole poco per arrivare in Umbria, sempre con bei percorsi. Non sono mai solo. Mia moglie mi segue sempre e alla fine si è contagiata, e tesserata con la Roma, anche lei». Ogni tanto s’è messa paura. «Beh, una volta sulle colline del Chianti mi sono scontrato con un Suv, mi sono rotto sette costole, sono stato quattro giorni in rianimazione. Ora infatti vado un po’ più tranquillo. Ma nella mia testa ci sono sempre l’agonismo e la competitività. Quando vedo i giovani, cerco comunque di difendermi al meglio che posso». Obiettivi della stagione, la prima con la Roma? «Sicuramente i Mondiali a Trento. A giugno a Lubiana ci saranno le qualificazioni, non sarà semplice ma ci proviamo. Ma sarà una stagione molto intensa. Mi dedicherò sia alla strada sia alla mountain bike e spero di dare tante soddisfazioni alla Roma, perché se lo meritano tutti, dai miei nuovi compagni di squadra ai responsabili di settore fino a Flaminia, che cura la segreteria in maniera impeccabile, e al presidente Lorenzo Baldesi, che ha messo in piedi una realtà di grande livello». E con i colori giusti. «Un tifoso romanista come me – conclude Pietro – prima o poi doveva finire a indossare questa maglia. E non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza».

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