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Il 2 Aprile Gabriele Guglielmi sarà alla mezza maratona di Berlino con i pattini e con un body dell’AS Roma Ciclismo: “Una bella novità Romanista”.
Ciclismo e pattinaggio. Proprio come nel momento di massimo splendore della Polisportiva A.S. Roma, cioè gli anni Cinquanta, quando tra le sezioni controllate dal Club c’era anche il pattinaggio, oltre al ciclismo e alle altre. A radunare i due mondi, le ruote e le rotelle, oggi c’è Gabriele Guglielmi, da molti anni tesserato con l’A.S. Roma Ciclismo ma che il 2 aprile sarà al via della mezza maratona di Berlino sui pattini e con un body realizzato appositamente dall’A.S. Roma Ciclismo.
Una bella storia che trasuda passione per lo sport, come sempre trasudano i tessuti che vestono l’A.S. Roma Ciclismo, e che è lui stesso a raccontarci: “Pratico il pattinaggio da moltissimi anni, l’ho fatto in tutti i modi possibili e con tutti i tipi di pattini possibili. Ci radunavamo al Pincio con amici, non avevo in mente il ciclismo. E in quel periodo, circa trent’anni fa, c’è stato un vero e proprio boom del pattinaggio a Roma e in Italia. Eravamo da podio in ogni specialità. Ho provato anche il pattinaggio in linea, gli slalom tra le lattine proprio scendendo dal Pincio, il pattinaggio-corsa, che ha cambiato tutto il settore, oltre all’artistico. Mi sono divertito anche a provare evoluzioni in strutture normalmente dedicate allo skateboard. Nel 1995 sono stato anche ai Mondiali a Losanna”.
Poi, a un certo punto, l’incontro con la bicicletta: “Era il 2009, fu merito di un collega di lavoro appassionato. Il tempo passava, io sapevo che non avrei potuto fare evoluzioni in eterno, lui mi accompagnò a Ostia a comprare la prima Pinarello. Ce l’ho ancora, la uso come muletto. La voglia di fare fatica non passa mai, ho una compagna che è appassionata di running, anche le nostre vacanze sono all’insegna dello sport. In più di un’occasione l’ho accompagnata a Livigno, dove partecipa a stage con Orlando Pizzolato, due volte vincitore della maratona di New York, e io la seguo in bici. A volte andiamo anche insieme. E’ stata lei, quando si è iscritta alla mezza maratona di Berlino, a farmi venire l’idea di farla sui pattini”. E di farla vestito di giallorosso: “Ho rimediato i pattini e poi mi sono reso conto di non avere più l’abbigliamento adatto. Ho il body da ciclista, ma con il fondello non si può pattinare. Allora ho chiesto alla Società se fosse possibile avere un body da pattinaggio. In fondo il tessuto tecnico è lo stesso, devi “solo” mettere una cosa in meno… In fondo mi piacciono le cose un po’ particolari e così per la prima volta l’A.S. Roma Ciclismo produrrà un body da pattinaggio. So che c’è uno statuto ben preciso, con regole ben precise per le gare ufficiali e che la società non è mia. Ma il presidente Lorenzo Baldesi ha abbracciato subito la mia iniziativa con grande entusiasmo, in fondo porterò i colori di Roma e della Roma in un contesto internazionale e spero di fare bella figura. So che il livello sarà altissimo, conto di arrivare sotto l’ora”.
Pattinare e pedalare, che differenze ci sono? “A livello organico sono preparato, grazie all’attività ciclistica. Mi manca l’adattamento muscolare, perché le sollecitazioni sono diverse, e al mezzo. Il pattino da corsa è particolare, molto duro e doloroso. Ricordo che la prima volta in cui l’ho indossato ero pieno di vesciche. Ci vuole tempo affinché si formi i callo osseo. Ne ho scelto quindi uno un po’ meno aggressivo”.
I pattini tornano sempre, ma ormai Gabriele è un uomo di ciclismo. Un uomo dell’A.S. Roma Ciclismo. Una storia iniziata nel 2009 e che non intende finire: “Dopo aver abbandonato i pattini ho praticato un po’ di palestra e per un po’ mi sono dedicato al running. Mi piaceva molto l’ambiente e l’organizzazione che trovavo nelle squadre. Ogni club pensava a tutto e aveva il suo gazebo alle gare. Poi sono passato al ciclismo e mi sono trovato a dover fare tutto da solo, fin dalla prima volta, alla Granfondo Roma. Ricordo che mi chiesero: “Di quale squadra fai parte?” E io: “Nessuna”. E da lì iniziarono un po’ di problemi a livello burocratico, tra tesseramento, visite mediche e altro, per potermi far partecipare. Tutto risolto, ma ogni volta era una fatica doppia. Poi in occasione di un’altra gara, a Fara Sabina, ho notato il gazebo dell’A.S. Roma Ciclismo. Ho incontrato il segretario Flaminia Blasetti che mi ha spiegato la loro organizzazione. Lì ho ritrovato l’atmosfera del mondo del running. “La mia squadra siete voi”, le ho detto. E lo è ancora. L’A.S. Roma Ciclismo è un mondo a parte per come tratta e come fa sentire i suoi atleti. Non c’è una realtà così nel ciclismo amatoriale o almeno io non l’ho mai vista. Una volta che entri, non te ne vai”.
Che ciclista è Gabriele Guglielmi? “Ho iniziato con una mountain bike, era il periodo in cui si organizzava il Big Gym a Roma allo Stadio dei Marmi e c’era una pista per le mountain bike. L’ho usata spesso, anche oggi mi piacerebbe dedicarmici di più, come alla Gravel. Però mi trovo bene nella strada, anche se per le mie caratteristiche non mi dispiacerebbe ogni tanto provare situazioni come la pista, con sforzi più intensi e meno prolungati”. Magari le occasioni arriveranno. Nel frattempo, Gabriele si gode il mondo del ciclismo su strada. “Una delle emozioni più grandi è stata proprio la mia partecipazione alla prima Granfondo Roma. Era una grande novità e vedere così tanti ciclisti davanti al Colosseo, tutti insieme all’alba, per uno che vive a Roma è stato un tuffo al cuore. Poi Roma da ciclista la vedi in maniera diversa, spesso ho usato la bici anche per gli spostamenti quotidiani e ho rischiato molto. Quell’evento però dimostrò a tutta Italia e forse anche di più quanto è grande la passione anche qui. E’ importante, anche perché ancora oggi al nord c’è un po’ di pregiudizio verso di noi, che non ha senso. Poi mi soni divertito molto anche alla Granfondo dell’Amore ella Granfondo Squali. Credo che le cose importanti non siano tanto il pacco gara o le medaglie, ma soprattutto i servizi per chi corre. L’importante è che tutti siano messi in condizione di vivere una giornata felice in bicicletta, senza preoccuparsi di traffico e sicurezza. Gli incroci devono essere ben presidiati. So bene che i compiti degli organizzatori non sono semplici, però è da questi aspetti che valuto la riuscita o meno di un evento ciclistico”. E l’A.S. Roma Ciclismo riesce anche nel pattinaggio, sempre in giallorosso.

