«Museo necessario». Un’esposizione per tramandare patrimonio di storie e passione

Il progetto – Rita Chiappini Salza: «Un’iniziativa da sostenere che sarebbe davvero importantissima»

di Luca Pelosi (Il Romanista)

Un museo del ciclismo a Roma è più di un’idea. È una necessità, dev’essere un’esigenza. Il patrimonio di storie e di passione che la città ha conservato negli anni va trasmesso. “Ed è per questo che l’idea di Lorenzo Baldesi va sostenuta”. Le parole escono dal cuore di Rita Chiappini Salza, figlia di Pietro Chiappini, che dell’A.S. Roma Ciclismo è stato corridore, direttore sportivo e vera e propria anima. Anzi, per tanti anni è stato il punto di riferimento a Roma per tutto il ciclismo. “Lui aveva il negozio in Via Gaeta, vicino alla stazione Termini. E ogni volta che qualche atleta veniva da fuori, passava subito da lui perché era in grado di dare aiuto logistico, indicare alberghi dove poter andare, faceva da guida. Io ero sempre con lui e ne ho visti tanti, alcuni famosi altri meno, e professionisti di grande nome. Anche Fausto Coppi e Gino Bartali erano di casa al negozio e lui li aiutava sempre a muoversi a Roma”.

È proprio il clima che si creava intorno a Pietro Chiappini che non va disperso. E che traspare nitidamente dalle parole di Rita, che è ancora oggi impegnata nel negozio di famiglia insieme al figlio Pietro. “Il ciclismo e la Roma hanno sempre fatto parte della nostra vita. Vedere i ciclisti passare in negozio prima e dopo allenamenti e gare era un’abitudine normale. Le nostre giornate, le nostre domeniche, ruotavano tutto intorno alle gare di ciclismo e alle partite della Roma, perché papà aveva un ruolo importante anche nella Roma calcio. Ricordo benissimo la sede in Via delle Quattro Fontane con un bel portone, due ascensori, il bar, una sala col biliardo e un ufficio per ogni sezione della Polisportiva”. E se non c’erano gli uffici a disposizione, c’era sempre il negozio o addirittura casa Chiappini. “A volte il presidente della federazione Adriano Rodoni, che poi è stato anche presidente del’UCI, veniva a casa nostra per vedere gare internazionali. Papà rifiutò il posto di CT della Nazionale perché non voleva togliere il posto a un amico. E comunque metteva sempre anima e corpo nella Roma. La mattina si alzava presto per preparare i rifornimenti, panini con marmellata e banane e caffè. Noi lo seguivamo, magari ci lasciava al parco, vedevamo l’arrivo della gara e poi facevamo pranzo tutti insieme. Portava i ciclisti al mare o ai castelli per allenarsi e li seguiva in ogni aspetto. Quando vincevano, era contento e orgoglioso. Quando perdevano si arrabbiava e gli diceva: “Domani vieni al negozio, che dobbiamo fare 4 chiacchiere…” Voleva sempre il meglio per i suoi atleti, per la Roma, per tutti noi”.
I colori della Roma, i colori di Roma sempre nel cuore: “Tra i ricordi più belli ci sono le sfilate allo stadio con tutti i ciclisti. C’è stato un periodo in cui la Roma aveva tutte le categorie, dagli esordienti in su. E molti dilettanti poi diventavano professionisti”. E Pietro Chiappini li seguiva anche dopo: “Assolutamente sì, era molto orgoglioso quando vedeva i suoi ex ciclisti farsi strada da professionisti. Come Bruno Monti, che di vittorie importanti ne ha ottenute”.

È un peccato interrompere i racconti di Rita Chiappini Salza, è un impegno da prendere all’istante quello di riprenderli al più presto. Ed è, appunto, una necessità un museo del ciclismo a Roma. “Sarebbe importantissimo. Al di là dei miei racconti, la storia del ciclismo a Roma ha un patrimonio incredibile di emozioni e di insegnamenti da trasmettere. Non è una città semplice per il ciclismo, prima i ciclisti uscivano da soli, ora li vedo sempre con una macchina al seguito. Ma la passione c’è sempre stata e va trasmessa. Lorenzo Baldesi ha la stessa generosità di mio papà e ci mette un grandissimo impegno, ha tante idee e anche questa è bellissima. Penso che possa essere una iniziativa importante anche per i giovani di oggi, che sono diversi rispetto al passato perché sono diversi i tempi. Hanno tante sollecitazioni, ma magari può diventarlo anche una occasione come questa e può farli avvicinare a uno sport che, come tutti, è molto formativo. Con la fatica e col sacrificio si ottengono le cose e il ciclismo lo insegna benissimo. Per questo non vedo l’ora di vedere un museo del ciclismo a Roma e di contribuire”.
Un contributo preziosissimo. E c’è ancora tanto da scoprire e da raccontare.

 

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