Anche quest’anno l’autodromo di Vallelunga si è tinto di giallorosso. Risultati importantissimi per i ciclisti dell’A.S. Roma anche in questa edizione della “24 ore” che si è disputata nel circuito alle porte di Roma, inserita nella “Roma Sport XXIVh”. Mariola Slyz ha chiuso al primo posto completando 612 chilometri nelle 24 ore. Terzo posto per Gabriella Asci con 502 chilometri. Anche tutti gli iscritti alla prova maschile hanno raggiunto i rispettivi obiettivi e quindi un applauso a Roberto Grassi (518 chilometri), Raffaele Borreale (490 chilometri), Cristian Decortes (416 chilometri), Mario Panico (396 chilometri) e Manuele Fattorossi (383 chilometri).
Chi ha guardato tutti dall’alto dello spettacolare podio organizzato sul circuito è stata quindi Mariola Slyz, che ci racconta la sua avventura: “Ho sempre guardato alla ’24 ore’ fin da quando pedalo, ma è una prova che mi è sempre sembrata irraggiungibile, sia per quanto è dura, sia perché non avevo mai avuto la possibilità di farla. Ma è sempre stata nei miei sogni, come le Strade Bianche. L’ho sempre vista come una sfida con me stessa, per vedere che cosa sono capace di fare. Si tratta di una gara lunga, da correre più con la testa che con le gambe. Con dolore, sofferenza, tutto quanto. E per fortuna stavolta sono riuscita a partecipare”. E senza preparazione specifica: “Mi sono preparata con le tante gare che ho fatto quest’anno. Poi a un certo punto sono sparita dal gruppo domenicale degli allenamenti per allenarmi a modo mio. Ma ora riprenderò a pedalare con loro, perché mi mancano”.
Niente preparazione specifica, quindi, ma sempre con l’idea di andare incontro a qualcosa di particolare: “Ho cominciato a capire di cosa si trattasse dai racconti degli altri. In gara ho pensato soprattutto con la mia testa. Di sicuro sognavo di partecipare, non di vincere. Ancora oggi ogni tanto mi prendo a pizzichi per svegliarmi e dirmi che è tutto vero. Che non solo ho partecipato, ma l’ho vinta”.
Ed ecco il racconto della vittoria: “Ero talmente impreparata che mi sono portata un valigione. Il mio lettino, che si usa per riposare, non mi è servito per sdraiarmi, ma per la mia roba. Avevo di tutto, era il più disordinato di tutti. Comunque mi sono fermata quando sentivo bisogno di andare in bagno. Ho preso i miei integratori e ho mangiato qualche panino quando avevo fame. Ho trovato un grande aiuto in Umberto De Sanctis, era sempre sveglio, seguiva dallo schermo l’andamento mio e di tutti, quindi aveva sempre la percezione di come stessi andando. Ed era sempre pronto. Io mi fermavo, andavo in bagno, tornavo e lui mi aveva sistemato tutto: sali, luci, acqua, panino, la bici. Ed ero pronta a ripartire”.
Proprio grazie a Umberto, Mariola ha capito che avrebbe vinto: “A un certo punto mi ha detto di rallentare, perché avevo 4 giri di vantaggio e potevo riposare. Io però sono molto ansiosa e non ci credevo. Quando ho superato i 400 chilometri ho detto: ‘Facciamo 600?’ Lui ha sorriso, forse non ci credeva. ‘Pedala’, mi ha detto. Arrivata a 500 ho capito che avrei vinto, ma pensavo alla categoria. E lui mi ha detto che ero prima anche nella classifica assoluta. ‘Non prendermi in giro’, gli ho detto. E ho volato. Gli ultimi 100 chilometri sono stati gioia assoluta”. Fino al podio: “Il più bello che abbia mai visto. Così in alto, con così tanta gente. Ero ancora in trance. Me lo sono goduto quando l’ho rivisto in video”.
Una gioia da condividere: “La mia non è una vittoria individuale, ma di squadra. Ho già citato Umberto, ma per me è stata fondamentale anche Gabriella Asci. La chiamavo ‘formichina’. Non si è fermata mai. Se ero al box e non la vedevo, sapevo che stava pedalando. Sapere che lei c’era sempre è stato un grande aiuto. L’organizzazione del box era perfetta e ringrazio tanto il Segretario Generale Flaminia Blasetti, adorabile. Mi ha detto che mi salutava, ma io non la vedevo. Naturalmente grazie anche a Nazzareno Asci, sempre pronto ad aiutarmi. E grazie a tutti. Non si vince una gara del genere se non c’è una grande squadra che ti aiuta. E io ce l’ho avuta”.

