Maglia Nazionale per Cristina Rulli: a fine agosto sarà alla Parigi-Brest-Parigi

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Consegnata a Cristina Rulli la maglia della Nazionale. A fine agosto sarà al via della Parigi-Brest-Parigi. “Chiederò di far vedere sulla maglia anche il logo dell’A.S. Roma”

 

E’ come le Olimpiadi. Si svolge ogni quattro anni, tutti le sognano, non tutti riescono ad arrivarci. E’ il più grande evento cicloturistico al mondo. E’ la Parigi-Brest-Parigi, che vedrà la sua ventesima edizione disputarsi dal 20 al 24 agosto, con più di ottomila partecipanti, in rappresentanza di circa settanta nazioni. Tutti pronti ad accettare la sfida di una corsa leggendaria che per tanti “randagi”, come si definiscono gli appassionati delle randonnée, è il sogno di una vita. Un sogno coronato da Cristina Rulli e quindi dalla A.S. Roma Ciclismo, che porterà una sua atleta all’edizione 2023. In questo fine settimana infatti in occasione della Randonnée Libero Ferrario che si svolge a Parabiago, vicino Milano, sono state consegnate le maglie della Nazionale italiana agli atleti che rappresenteranno il “bel paese” tra due mesi.

Per partecipare alla Parigi-Brest-Parigi è necessario portare a termine entro i primi mesi dell’anno in cui si svolge la gara i quattro brevetti ACP (Audax Club Parisien, cioè gli organizzatori). E’ la stessa Cristina a spiegarci come funziona: “Bisogna conquistare brevetti da 200, 400, 600 e 1200 chilometri. In occasione della Randonnée Libero Ferrario ho partecipato alla prova da 600 chilometri, che è partita subito dopo la consegna della maglie della Nazionale. La partenza è stata da Parabiago, per arrivare a Zurigo e poi tornare indietro, scalando anche montagne abbastanza impegnative. E’ stata una bella gara ed è stata una bella emozione ricevere la maglia azzurra al termine di questa sorta di raduno dell’ARI (Audax Randonneur Italia).

A Parabiago naturalmente è stato ricordato Libero Ferrario, ciclista nato propri a Parabiago e primo italiano campione del mondo. Conquistò la maglia iridata nel 1923 proprio a Zurigo, ed ecco spiegato il passaggio della randonnée proprio fino a Zurigo. Un primato, essere il primo italiano campione del mondo, che la Città di Parabiago e la sua comunità hanno sempre gelosamente vantato ogniqualvolta il nome di Libero Ferrario, per qualsiasi ragione, è riecheggiato negli ambienti sportivi e non solo.

“Per me è un grande onore partecipare alla Parigi-Brest-Parigi e far parte della Nazionale”, ci racconta Cristina Rulli, impegnata anche nel campionato nazionale Ariaudax, per il quale la partecipazione alla prova da 600 chilometri in questa occasione assegna punti doppi. La testa e il cuore però sono già in Francia. Il cuore è naturalmente giallorosso: “Parlerò con il presidente Ariaudax per chiedere di poter indossare una maglia azzurra in cui si veda anche il logo della A.S. Roma Ciclismo”, ci dice in vista della Parigi-Brest-Parigi. Si tratta dell’evento ciclistico più antico al mondo, dato che fu organizzato per la prima volta dall’Audax Club Parisien nel 1891. Partendo dal lato sud della capitale francese, si viaggia per 600 chilometri a ovest attraverso la Bretagna fino alla città portuale di Brest sull’Oceano Atlantico prima di tornare lungo la stessa rotta. Con 10.000 metri di dislivello in aggiunta alla distanza enorme, Parigi-Brest-Parigi non è di certo per i deboli di cuore. Naturalmente in ossequio allo spirito “rando”, sono previsti solo tempi massimi per raggiungere i punti di controllo che si trovano lungo il percorso. Di solito i migliori concludono la prova in meno di 50 ore, mentre lo zoccolo duro dei randonneurs impiega fra le 80 e le 90 ore per il completamento dell’impresa, anche se non ci sono classifiche, non ci sono migliori e peggiori, ci sono ciclisti che compiono una impresa il cui valore è uguale per tutti.

Tra tutti, ci sarà anche Cristina Rulli, nell’ambiente conosciuta come “Freccia Rosa”. Il soprannome glielo diede anni fa un suo compagno di squadra che la vide scattare su un cavalcavia e le disse: “Ecco ‘sta freccia rosa”. Lei non capì, ma si ricordò di lui, se lo fece ripetere e le piacque. Il soprannome è ancora quello anche se nel tempo tante cose sono cambiate, perché dopo ottimi risultati ottenuti nelle granfondo Cristina aveva mollato la bicicletta per passare al podismo. Fino alla gara più affascinante per eccellenza, la maratona. Un problema fisico l’ha poi fatta tornare alla bicicletta, ma con un’ottica diversa rispetto a prima. “Ogni volta mi chiedevo – ha raccontato – come facessero i randonneurs a stare tutte quelle ore in bicicletta. Ma se non si entra dentro questo mondo non si possono comprendere bellezza, fascino, gioie ed emozioni che si vivono e che restano nel cuore”. A proposito di cuore, ad accompagnarla in questo percorso c’è il compagno di vita Paolo Martucci, anche lui atleta dell’A.S. Roma Ciclismo. Che alla fine è sempre una questione di cuore. Da Parigi a Brest, e ritorno

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