
Quando cinque anni fa mi parlarono della più importante e blasonata randonné del mondo, pensai:
“Wow, quale tipo di super eroe devi essere per fare una cosa del genere?”. Del resto i numeri nudi e crudi della PBP sono oggettivamente inquietanti: 1240 Km, costituiti da continui saliscendi (D+ 10.000 m), il tutto da percorrere nel tempo massimo di 90 ore, comprese le inevitabili pause per dormire (pochissimo) e mangiare (moltissimo).
Diciamo subito che mi ero sbagliato, non servono qualità atletiche speciali per “sopravvivere” alla PBP, come è testimoniato dal fatto che partecipano con successo ciclisti di tutte le età e di ambo i sessi, tuttavia non c’è alcun dubbio che per portare a casa la pelle dell’orso serva una motivazione molto forte poiché questa prova ti porta al limite. Infatti, oltre alla inevitabile e progressiva spossatezza fisica per le decine di ore passate in sella (nel caso mio ce ne sono volute quasi 60), si assommano la sistematica privazione di sonno (ho stimato di aver dormito circa 8 ore in 4 notti), il pungente freddo notturno che rende molto scomodi i pochi momenti concessi al sonno (temperatura minima 4°C), e ovviamente l’inevitabile logoramento fisico del soprasella (piaghe estese) e dei piedi (per molti giorni dopo la PBP ho avuto un fastidioso e costante formicolio).
A fare da contraltare a queste difficoltà ci sono state un’organizzazione incredibilmente efficiente ed un popolo meravigliosamente ospitale. Basti dire che ai controlli, erano in funzione a qualsiasi ora del giorno o della notte, dei ristoranti self service economici e buoni, dove ci si poteva rifocillare adeguatamente. Tuttavia l’aspetto più interessante, bello, e anche folcloristico della PBP, sono proprio i padroni di casa. Infatti, letteralmente lungo tutto il percorso, e a tutte le ore, c’erano persone assiepate ai margini della strada in attesa di acclamare i ciclisti di passaggio: davvero esaltante! Inoltre, molte famiglie con case adiacenti al percorso, allestivano dei panchetti offrendo caffè e dolcetti gratis a tutti coloro che decidevano di prendersi una pausa. In vita mia non mi sono mai sentito così “divo” come durante la PBP.
In sintesi un’esperienza, dura, anzi durissima, che tuttavia mi sento di consigliare a chiunque voglia sfidarsi in una battaglia che ricorderà per tutta la vita. Garantito.
Gege

