Pubblichiamo con piacere il racconto del nostro giovane Centurione Matteo Conti (Elite Sport) relativo alla sua partecipazione alla GF Strade Bianche, la classica del nord più a sud d’europa, partita da Siena lo scorso 4 marzo.
Complimenti Matteo!
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Il mio avvicinamento alla Granfondo Strade Bianche avviene in modo del tutto casuale, un po’ stufo dei percorsi granfondistici del Lazio decido di partecipare nel 2018 a qualche manifestazione extra regione. Preso dall’euforia di affrontare una gara così famosa negli stessi giorni in cui corrono i professionisti, il giorno del click day mi lancio ed effettuo l’iscrizione, deciso a percorrere il percorso lungo di 139 km.
Come per il 2017 il meteo non lascia presagire per il meglio, le previsioni variano di giorno in giorno e mentre cerco di valutare le probabilità di correre una gara asciutta su un forum scopro che il reale dislivello del percorso lungo non è di 1350 mt come dichiarato sul sito ma di ben 2040 mt.
Non mi faccio scoraggiare e rimango della mia idea di gareggiare sul percorso lungo.
Il 3 marzo arrivo a Siena, il tempo è dei peggiori, le professioniste donna e uomini affrontano la loro prova sotto un nubifragio, il meteo dice che l’indomani la gara sarà asciutta anche se il fondo sarà segnato dalle forti piogge dei giorni precedenti.
Consiglio a chi è interessato alla gara di arrivare a Siena al massimo nella tarda mattinata del sabato per poter vivere a pieno lo spirito della gara dei professionisti.
L’indomani mattina la sveglia suona alle ore 5:30, l’aria è fredda e sebbene propenso ad indossare un abbigliamento estivo con manicotti e gambali alla fine cedo alla paura del freddo e mi vesto con l’invernale, la scelta si rivelerà saggia in virtù della lunga attesa in griglia ma controproducente per il caldo sofferto durante la gara.
Mi schiero in seconda griglia e mi rendo conto che le persone che mi circondano hanno aspettative elevate sul loro risultato, c’è chi parla di tenere il gruppo dei primi, chi di recenti piazzamenti importanti alle granfondo e non nego che la cosa mi intimidisce consapevole del mio potenziale.
Alle ore 8:30 la gara prende ufficialmente il via, parto subito deciso, non voglio farmi staccare e dopo 20 km di gara noto sul mio garmin medie per me elevatissime… 35 km/h.
Arrivo al primo tratto sterrato, lo affronto deciso e senza perdere velocità ed in un baleno mi trovo fuori, di nuovo sull’asfalto, le scimmie urlatrici prendono il controllo della mia testa e di colpo mi sento anche io un pro.
Fatico nei tratti asfaltati a trovare gruppi che abbiano il passo corretto per me, la gara è un continuo susseguirsi di strappi e discese rapide, nei tratti sterrati dove il terreno è colloso ed insidioso mi trovo invece molto più a mio agio dei miei “avversari” e così in questi tratti allungo sui gruppi e mi ricongiungo a gruppi che si trovano in posizioni più avanzate.
Le salite su sterrato mettono a dura prova le gambe ed il cuore, il 15% che leggo sul garmin viene percepito dalle mie gambe in modo ben diverso a causa del fondo cretoso-sabbioso che sembra non voler lasciar sfuggire le ruote dalla sua morsa.
Arrivo finalmente al 5° settore sterrato di San Martino in Grania, 9.5 km in mezzo alle crete senesi. Un settore sterrato lungo e con un susseguirsi di leggeri saliscendi nella prima parte per concludersi con una scalata a curvoni che immette nuovamente nell’asfalto.
Il panorama è bellissimo e le colline verdi mettono il buon umore ma la fatica inizia a farsi sentire ed i muscoli mandano i primi segnali di cedimento ma la media è alta quasi 31 km/h e mi sento ispirato.
Dopo un piccolo stop al ristoro riparto, trovo un gruppone che mi scorterà per i successivi 10 km ad un passo allegro ma sostenibile.
90° km la media è ancora alta il garmin continua dirmi 30.7 km/h, il gruppo allunga e non lo voglio far andare via ma ecco che il peggio si palesa, le gambe vengono trafitte da forti dolori ed il corpo sembra volermi dire: “Cretino sono 90 km che ti dico di calare, ora sono cavoli tuoi”.
Lo sconforto diventa tanto, la paura di non concludere la gara inizia a prendere sempre più piede, la media scende velocemente mentre grupponi di ciclisti mi passano ondeggiante.
Sposto di 5 km in 5 km più in là il momento del ritiro ma intanto i km seppur lentamente passano.
I tratti sterrati su cui tanto mi esaltavo fino a pochi km prima iniziano ad essere un incubo, questa strade bianche sembra avermi aspettato ed essersi tenuta il meglio per il finale.
7° ed 8° settore sono un’agonia e dove il giorno prima Benoot si alzava in piedi per andare a staccare i suoi inseguitori, le mie gambe ormai portate al limite, decidono di finirmi con dei fortissimi crampi che mi costringono a mettere il piede a terra per la violenza del dolore.
Ormai provato mi trascino su e giù per i saliscendi Senesi, il cartello ora segna -5 km, l’ingresso in Via Fontebranda mi prepara con la sua salita all’ultimo sforzo, 700 metri tutti intorno al 15-18% che immettono sull’arrivo.
Resisto, stringo i denti e dondolante porto a termine la salita senza fermarmi tra l’incoraggiamento della platea che mi ricorda che il compimento “dell’impresa è vicino”.
Scollino e mi immetto sulla dolce discesa che mi culla verso il traguardo, ormai sfinito non alzo le braccia al cielo per paura di cadere e concludo la mia prova, con un misto di tristezza, gioia, rammarico e soddisfazione.
Il prossimo anno tornerò più forte mi dico ma soprattutto affronterò il percorso con più buonsenso.


