Il Cammino di Santiago in gravel: l’avventura del giallorosso Raffaele Borreale

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Introduzione di Mauro Gemma, racconto di Raffaele Borreale

 

Non sempre – e non per forza – si sale in sella per competere con altre persone, con il cronometro o con se stessi; succede che, oltre a queste “dimensioni”, la bici riservi a chi lo desidera uno dei suo volti più piacevoli e appassionanti: quello del cicloturismo.

Non molto tempo fa abbiamo parlato dell’avventura di Angelo Curi, che sulla sua gravel ha percorso un tratto della Via Francigena, quello che da Torino porta a Roma. Un viaggio simile però l’ha compiuto anche un altro atleta giallorosso: si tratta di Raffaele Borreale, che ha voluto raccontare in prima persona – e con un suo scritto – il suo Cammino di Santiago in bicicletta.

Il Cammino di Santiago: il cammino della vita 

 

Amici ciclisti, non mentirò: pedalare sulle strade che i pellegrini solcano a piedi non è la stessa cosa. Ma la prima volta che lo fai sei talmente coinvolto emotivamente dal clima che si respira intorno a te (ancora di più lo sei se scegli di pernottare nei dormitori) che ti senti uno di loro.

Sia chiaro, anche la nostra è fatica, ma è più breve ed è priva di quelle crisi che possono assalire i camminatori nei 30 giorni necessari a terminare il Cammino completo e che puoi leggere nei volti o ascoltare nei racconti di coloro che incontri sulla via o nell’ostello. In bicicletta, la gravel, che per me è la migliore per questo percorso, pedalando per 70/90 chilometri al giorno, hai tutto il tempo di fare soste culinarie o culturali e di terminare ogni tappa stanco ma non esaurito. Dieci o dodici giorni in cui, a prescindere dal periodo che si sceglie (rigorosamente in estate), potrete trovare ogni tipo di meteo: dal caldo torrido della zona di Logrogno e Leon, al freddo della zona di Sarria.

Penso che ognuno di noi dovrebbe percorrere il Cammino una volta nella vita e visitare i luoghi di una Spagna medievale del tutto simili a tanti centri storici dei comuni dell’Italia centrale. Certo è che bisogna essere preparati fisicamente perché – anche volendo ridurre al minimo il bagaglio – bisogna muovere una bici da 20 chili e, già in partenza (da Saint Jean pied de Port sui Pirenei), bisogna valicare il Passo di Roncisvalle, e non è poco! È per questo motivo che nel mio primo viaggio sono partito da Lourdes, per scaldare le gambe nei 135 chilometri della ‘tappa 0’ fino al punto di inizio del Cammino. Poi può sempre capitare, come successo a me, di trovare la statale per Lugo chiusa per lavori e di doversi arrampicare per vie secondarie con pendenze proibitive per arrivare a Sarria.

Ma parliamo delle cose da vedere o, meglio, quelle poche che ho visto nei miei due Cammini “sprint” (uno di 6 giorni e l’altro da 8).

I miei ricordi migliori sono per Pamplona, Puente la Reina, Los Arcos, Santo Domingo de la Calzada, Moratinos, Burgos , Castrojeriz, Villafranca del Bierzo, Lugo, Portomarín. Tutte queste località hanno centri storici medievali intatti, vi sembrerà di poter incontrare Don Chisciotte oppure El Cid di notte. Poi ci sono i ricordi delle persone incontrate, con cui si sono scambiate esperienze, opinioni oppure solo la solidarietà e l’augurio di ‘Buen Camino’ dato e ricevuto. Gli spagnoli sono gente accogliente e, quando in auto, rispettosi dei ciclisti. Tenete presente che in quelle zone ci tengono molto al Cammino, perché è un turismo non di alta fascia ma costante nel tempo. Concludo dicendovi di non preoccuparvi per la lingua, perché qualcosa si capisce anche senza traduttore e io non ho mai avuto problemi in quel senso.

Quanto costa Il Cammino. Con 40/80 euro al giorno oltre al costo dei voli (altri 500 euro) si fa tutto: dalla modalità ‘esterno e street food’ a quella ‘albergo e ristorante’. Penso sia un impegno accessibile. Tenetelo presente nei vostri programmi futuri.

 

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