Dal 2024 aumenta l’impegno dell’A.S. Roma per la sicurezza dei propri atleti

di Luca Pelosi (Il Romanista)

Massimiliano Zanetti (ASGS): “Tanti dettagli possono salvare la vita dei ciclisti”

La sicurezza stradale per i ciclisti è un tema purtroppo sempre attuale. E questo succede perché il problema non è ancora risolto. I fattori, d’altra parte, sono tanti. Le condizioni delle strade, la segnaletica, gli automobilisti. Stare dalla parte dei ciclisti, però, vuol dire anche individuare gli aspetti nei quali chi va in bicicletta può migliorare. L’attenzione e il rispetto delle regole, sì, ma non solo. Sono tanti i dettagli che possono aiutare a pedalare in sicurezza, ma a volte non sono noti neanche agli stessi ciclisti. In diverse occasioni la società capitolina ha provato a sensibilizzare il grande pubblico su una tematica così delicata. Sull’argomento c’è grande attenzione. Proprio venerdì scorso è stata rinnovata la consulta cittadina per la sicurezza stradale del comune di Roma e il presidente è Enzina Fasano, dell’Associazione Salvaciclisti.  E ultimamente, a seguito degli ultimi tragici incidenti accorsi a ciclisti, i i tesserati giallorossi e la Dirigenza si sono interrogati nuovamente sul cosa poter fare per dar voce ad un nuovo messaggio. E con questo intento la A.S. Roma Ciclismo, dimostrando una volta in più quanto tenga ai propri atleti, si è rivolta all’A.S.G.S. Associazione Sportiva Guida Sicura, da sempre impegnata nella battaglia contro le morti derivanti da incidenti stradali, nella  promozione della educazione alla guida in  sicurezza e alla promozione dello Sport. A presiederla c’è Massimiliano Zanetti, che è uno sportivo vero. Pilota, triatleta, quindi nuotatore, podista e ciclista. Con il tempo ha sviluppato una grande sensibilità alle tematiche legate alla sicurezza. Iniziando prima a studiare e poi a mettere in pratica quanto appreso a livello teorico e quanto imparato con l’esperienza. “Ho frequentato il corso Aci a Vallelunga e sono diventato un pilota istruttore per la guida sicura con incarico di responsabilità per le corse”, ci racconta, finché il suo percorso non arriva all’apertura dell’Associazione Sportiva Guida Sicura. “Unisco sport, alimentazione e sicurezza stradale. L’individuo che si mette al volante deve stare bene fisicamente, deve essere fresco, concentrato e rilassato. Altrimenti non è affidabile. L’esempio che faccio sempre riguarda la Formula Uno. Oggi durante i gran premi gli ingegneri parlano con il pilota della strategia. Ma lo fanno solo in alcuni punti del percorso, dopo aver studiato attentamente la pista. Perché farlo in altri punti è più pericoloso. E ciò vale anche per la guida in strada. Oggi si dice che si può stare al volante con l’auricolare, ma non è mai sicuro al cento per cento. Se mentre sto parlando, in viva voce o con l’auricolare, mi agito o mi arrabbio, la mia guida ne risente. E diventa pericoloso. Ciò vale anche per la bicicletta. Si vedono tanti ciclisti con auricolare”.

Come funziona ASGS? “E’ nata e cresciuta presentando progetti presso l’Unione Europea fin dal 2008. Ci siamo iscritti alla carta europea per la sicurezza stradale, abbiamo partecipato anche a progetti di respiro nazionale e inventato una guida sicura per minicar, facendo sì che anche quattordicenni potessero imparare a gestire il sovrasterzo. Siamo un’associazione sportiva dilettantistica e deve affiliarsi a una federazione, così ci siamo affiliati alla Fidal e alla federazione triathlon. Dal 2010 organizziamo gare di duathlon, una manifestazione che si chiama “Sport e sicurezza stradale per la qualità della vita”. Ne abbiamo fatte tante”. E veniamo all’esperienza di Massimiliano Zanetti: “Essendo un triatleta ho a che fare con i ciclisti già dal 1996. Ho potuto toccare con mano i tanti rischi che corrono. Ho visto anche atleti di grande livello giocarsi la carriera per incidenti stupidi. Allora ho colto che c’erano esigenze specifiche per lavorare sui ciclisti. Un esempio: chi va in scooter ha il freno anteriore sulla destra, ma se poi sale in bici ce l’ha sulla sinistra. Ora i nuovi scooter hanno il freno integrato, ma ci sono tanti dettagli a cui fare attenzione”.

Ed eccoci all’incontro con l’A.S. Roma Ciclismo. “Una piacevole sorpresa. E’ stata la prima società ciclistica che mi ha contattato. Ciò mi ha colpito molto. E’ una società che ha percepito l’esigenza di dare un segnale. E di società ne conosco tante… ma non mi era mai capitato di incontrare una realtà che si ponesse il seguente problema: c’è un problema di sicurezza e io che cosa posso dare ai miei atleti? Di certo non si può garantire che si pedalerà sempre in sicurezza, ma per esperienza personale non sono un fatalista e cerco sempre di gestire tutti i possibili imprevisti”. E veniamo ai primi consigli: “La prima cosa da fare è insegnare a usare gli strumenti che ha già la bicicletta per gestire tutte le situazioni pericolose. Il ciclista deve essere in grado di pedalare al cento per cento con fisico, testa e capacità di usare il mezzo. Esattamente come il discorso che facevo prima per quanto riguarda le automobili. E’ un discorso generale, prima ancora che specifico. Prendiamo i tanti morti sulle strade. Sembra che dipenda solo da alta velocità, droga e alcol. Che è sicuramente un problema. Ma gli italiani non sono solo questo. Però si fa passare questo messaggio, così la colpa va alle persone e le istituzioni si scaricano della responsabilità. Ma la prospettiva va ribaltata. Nelle nazioni più avanzate si fa educazione stradale già alle scuole elementari, ma non sulla segnaletica, anche sulla guida. In Finlandia e Norvegia ci sono corsi per cittadini per affrontare le situazioni di difficoltà e si fanno anche aggiornamenti tecnici. Ad esempio, non tutti sanno gestire la bici elettrica, che quando freni non accelera. E invece c’è chi frena e accelera insieme e sentono sfilarsi la bici da sotto il sedere. Non puoi mettere un monopattino nelle mani di chi non lo sa usare, solo perché ha un app. E oggi i monopattini sono un problema”.

I programmi e gli obiettivi della collaborazione con l’A.S. Roma sono chiari: “Organizzeremo corsi teorici, sull’uso del mezzo e sulle dinamiche dello stesso. SU come gonfiare i pneumatici a seconda delle condizioni del tempo e della strada. Altro esempio: chi fa mountain bike deve gonfiare le gomme in un certo modo, perché se sono troppo dure non si va bene. Ma se magari per andare fino al parco in cui si allena deve fare dei tratti su strada, la pressione deve cambiare. A volte mi prendono in giro perché mi vedono sempre a gonfiare e sgonfiare le gomme. Ma è una questione di sicurezza, più importante di qualsiasi altra cosa. Come è importante imparare la pulizia dei tacchetti”. Ed è solo l’inizio: “L’A.S. Roma Ciclismo ha dato una grande dimostrazione di serietà, perché ha individuato l’importanza di non sottovalutare questa necessità, e di umiltà, perché si è rivolta a chi conosce la materia. L’intesa è stata immediata. Sono molto contento di entrare in questo team, che è tale non solo come squadra ciclistica, ma anche per tutte le realtà che la sostengono. E ora ci siamo anche noi. Se anche solo avremo salvato una vita, sarà un risultato di un valore inestimabile. Cercheremo di aprire la mente dei ciclisti su questi aspetti, contando poi sul passaparola. I ciclisti tra loro si conoscono, si parlano, si scambiano conoscenze ed esperienze. E noi speriamo che parlino tra loro sempre di più della loro sicurezza”. E’ quello che cerca l’A.S. Roma Ciclismo.

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