Non è un giorno che Cristina Rulli dimenticherà, il 2 maggio 2025. Un giorno molto lungo, perché non è stato un giorno solo, dato che è il momento in cui è partita la Race Across Italy. Una doppia Tirreno-Adriatico, sul percorso da 775 chilometri, che le ha dato la maglia di campionessa europea. Anzi, ha fatto sì che la mantenesse, dato che Cristina aveva già vinto il titolo continentale lo scorso anno. Ma ripetersi è più difficile nello sport e quindi l’impresa dell’atleta giallorossa merita di essere celebrata. Un’impresa nata proprio da una considerazione simile. “Inizialmente non avevo intenzione di rifare questa gara – ci racconta – Il merito è di colui che poi è stato il mio compagno di gara. Si chiama Milano Aniello, detto “Nello”, che già conoscevo. Mi ha detto: ‘L’hai già vinta, ma se la rivinci sei una vera campionessa’. E così mi ha fregato, facendomi scattare la voglia di provarci. Lo scorso anno avevo affrontato il percorso con Pietro Marchetto, quest’anno con Nello, entrambi molto caparbi e determinati. Inoltre Nello si è fidato di seguire il mio allenatore Davide Zambelli e si è trovato molto bene. È andata molto bene e ne sono molto contenta”.
Che cosa ci vuole per realizzare un’impresa del genere? “Sicuramente ci vuole tanta costanza. Ho seguito una preparazione molto rigorosa e molto intensa, soprattutto nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio. Devi allenarti anche quando non ne hai voglia, e succede più spesso di quanto si pensi, e non farti sconti. Ho seguito una routine settimanale composta da tre giorni di palestra, con un lavoro finalizzato alla forza, tre giorni sui rulli e l’uscita domenicale o con la squadra o da sola, magari cercando apposta le condizioni difficili, andandomi a cercare il vento contrario per esempio. Sapevo che sarei andata incontro a condizioni estreme, come poi è stato, e quindi dovevo cercare di avvicinarmi il più possibile alle sensazioni che poi avrei provato durante la Race Across Italy”.
Dietro al lavoro di Cristina c’è un piccolo team: “Ringrazio il mio allenatore Davide Zambelli, che mi segue da diversi anni con un programma specifico, che mi ha fatto crescere. Lui è stato fondamentale mi chiama “roccia”, ormai mi conosce molto bene. Oltre a lui voglio citare Iader Fabbri, il mio nutrizionista, che è anche un ex ciclista diventato poi divulgatore scientifico e che mi dà tanti consigli anche nel privato. Ho rinunciato ai carboidrati complessi come pasta, pizza e pane. I carboidrati li assumo comunque attraverso la frutta, la verdura o le patate. Mi trovo bene perché è un metodo che consente di tenere sotto controllo la risposta insulinica dell’organismo e quindi di non avere una dispersione di energie. Naturalmente è diverso il discorso durante le gare, soprattutto se così lunghe, e in quel caso mi concedo un po’ di tutto”. Per abituare l’organismo alle condizioni di crisi cui fatalmente andrà incontro, e soprattutto al corretto consumo di energie, Cristina si allena a digiuno. Ma non è il suo unico segreto: “Ho la capacità di non dormire anche per due notti di seguito, cosa che molti nell’ambiente mi invidiano. Preferisco portare il fisico allo stremo, così poi se dormo due ore è come se ne dormissi 8 e ne traggo beneficio per ripartire“.
E la gara? “Conoscevo il percorso, quest’anno a livello altimetrico aveva la stessa difficoltà rispetto al 2024, ma non c’era la salita di Passo Lanciano alla fine e questo sicuramente mi ha aiutato. Bellissima in particolare la ciclabile fino a Silvi Marina. Comunque abbiamo gestito tutto bene. C’era un’altra coppia rivale, entrambi molto carini e simpatici, ma abbiamo capito presto che avevamo un altro passo e così siamo andati avanti bene”. Un successo che, da campionessa vera, condivide con chi le è stato intorno: “Non sono mai stata da sola. Nella preparazione, e ho già citato Zambelli e Fabbri. Nell’organizzazione, e come sempre ringrazio l’A.S. Roma Ciclismo, anche per le uscite di gruppo cui ho partecipato, e il segretario generale Flaminia Blasetti. Naturalmente è importante anche non stare mai da soli in gara, perché quando arriva la notte le condizioni cambiano. A me piace pedalare quando le strade sono libere, ma il contraltare è che si possono incontrare gli animali e quindi è importante essere in due. È fondamentale avere una persona accanto, affrontare la notte in solitaria non è mai semplice e ci siamo aiutati a vicenda”.
E adesso? “Mi piacerebbe affrontare la randonnée 999, sono 1200 chilometri, e la Race Dolomitica che si tiene a luglio e che prevede di scalare 21 passi dolomitici. Si sfiorano i 20mila metri di dislivello”. Ce la può fare solo una “roccia”. E Cristina lo è.

