Un mese dopo, le emozioni sono ancora tante, forti e ben presenti nella testa e nel cuore di Giuliano Buzzetti. E in effetti, appena gli si nomina il campionato del mondo che si è disputato ad Aalborg, la prima cosa che dice è “Non lo dimenticherò mai”. E come fai a dimenticare 153 chilometri percorsi con la maglia Azzurra e la scritta “A.S. Roma” sulla stessa, insieme ad altri 228 corridori di qualsiasi nazionalità, con un ritmo e un’atmosfera mai visti? Non lo dimentichi. E lo racconti. “Lo aspettavo da un anno, la data sembrava sempre lontana. Poi all’improvviso mi sono ritrovato a realizzare che invece l’appuntamento era vicinissimo. Ed è stato bellissimo”.
Ed eccola, la gara. Anzi, un passo indietro: “La preparazione non è andata come avrei voluto. Già nelle ultime gare dei circuiti Pedalatium e Volchem non ero andato come mi sarei aspettato. Avevo le pulsazioni basse, pensavo a un sovrallenamento. Che però dovrebbe manifestarsi anche con altri sintomi, come scarsa voglia e sonno disturbato ad esempio. Comunque mi sono fermato per una settimana, a luglio ho ripreso piano piano e mi sono detto: ‘O la va, o la spacca’. A luglio ho eliminato le gare, tranne una a circuito. Ho pensato a fare la gamba, ho lavorato sulla velocità e ho visto che le cose andavano bene. Non avevo problemi a stare con atleti più forti di me. La domenica prima del Mondiale ho vinto la cronoscalata a Gorga per la seconda volta consecutiva, migliorando di un minuto rispetto all’anno precedente sullo stesso percorso. Era il segnale che stavo bene. E dopo una settimana di rifinitura, eccomi ad Aalborg. Uno dei momenti più belli è stata la ricognizione del percorso effettuata il sabato con Lina Esposito e Raffaele Borreale, che non ha corso ma ci ha accompagnato. A velocità ridotta, ci siamo goduti il paesaggio della campagna danese in un clima perfetto. Siamo stati benissimo, sereni e tranquilli e ho visto che la gamba c’era”. Ed ecco la gara. “È stata una scommessa vinta, perché un’esperienza del genere non l’avevo mai vissuta. Si temevano vento e pioggia, non ci sono stati. Ma c’è stata tanta velocità. Ho chiuso a 39 chilometri orari di media, con 1300 metri di dislivello positivo e tanti strappi difficili da affrontare perché a volte non te ne accorgevi finché non sentivi le gambe dure. È stata una gara velocissima, di tattico c’è stato molto poco. Bisognava stare sulle ruote. Purtroppo in un tratto collinare il gruppo si è spezzato in tre tronconi e sono rimasto nel terzo, convinto che qualcuno avrebbe chiuso il buco, ma non è successo. Eravamo a soli 30-40 chilometri dalla partenza. Il mio gruppo ha tirato per altri 110 chilometri senza risparmiarsi e siamo arrivati a soli 6 minuti dai primi, a dimostrazione di quanto è stata veloce la gara. Chi ha vinto era davanti a me di soli 6 minuti”.Rimane quindi una grande soddisfazione per una prestazione più che mai all’altezza di un evento del genere, anche se probabilmente un evento del genere, cioè un Mondiale, non esiste. “È così. La prestazione è stata ottima, anche oltre le attese. Ma queste cose non vengono per caso. È evidente che tutto il lavoro fatto durante la stagione ha dato i suoi frutti. Ho aumentato chilometri e media oraria, effettuato allenamenti differenziati, ho ripreso a fare fondo e salite. Col gruppo di Roma poi ha fatto tanta velocità, anche uscite a 40 chilometri orari, senza risparmiarsi. Sono molto contento del risultato finale e del percorso fatto per arrivarci”.

E poi c’è l’atmosfera. Anche quella non ha eguali. “Si respira un’aria diversa da qualsiasi altra gara. Spero di poterci riprovare. I prossimi sono in Australia, poi in Canada. Fra tre anni saranno in Francia”. Ma poi c’è qualcosa in più: “Con me c’era tutta l’A.S. Roma. È stato bello sentire il calore dei miei compagni di squadra, anche a distanza. Ho sentito il pensiero e l’affetto degli amici, mi sono goduto il momento senza soffrire l’emozione. Forse è per l’età, magari a 20 anni mi sarei emozionato di più, ma ciò mi ha permesso di godermi appieno tutto il bello dell’esperienza. Ero contento di esserci, affascinato dal posto e tranquillo perché sapevo di aver lavorato bene. Il paesaggio era bellissimo, la Danimarca è proprio un altro mondo. In senso positivo”.
E mentre Giuliano ogni tanto torna a indossare la maglia Azzurra, anche in allenamento, perché non vuole metterla nel cassetto (“Sarebbe un peccato, è bellissima”), chiude con ringraziamenti sentiti e non certo di facciata: “Alla A.S. Roma tutta dalla Dirigenza alla segreteria. A Enrico Giuliani, Gabriele Guglielmi e ai ragazzi con cui mi sono allenato a Roma. Al gruppo dell’Esercito con cui mi sono allenato a Sabaudia. Mi hanno gasato. A tutti coloro che mi hanno fatto sentire il loro affetto e il loro sostegno. Mi hanno reso felice”.

