di Luca Pelosi (Il Romanista)
“Fatica, amicizia, libertà. Le nostre imprese in giallorosso. E nel 2024…”
Ancora una volta il circuito Pedalatium ha dato grandi soddisfazioni all’A.S. Roma Ciclismo. In attesa di ricevere il meritato premio, nella cerimonia che avverrà nel 2024, due atleti giallorossi si godono i rispettivi successi. Due storie di passione a tinte giallorosse che vanno raccontate.
La storia di Antonio Pucci, primo nella categoria M7, non comincia con la bicicletta: “E’ vero, non nasco ciclista – ci racconta – La mia storia di sportivo inizia, come tanti, dato che siamo in Italia, con il calcio. Poi mi sono spostato sull’atletica leggera, ho iniziato con i 400, poi sono passato al mezzofondo, con 800 e 1500, per poi allungare le distanze con i 5000 e i 10000, fino ad abbandonare la pista e passare alla maratona. Sono arrivato ad avere un personale di 2h30′ sui 42 chilometri e 195 metri. Un bel periodo, con grandi sforzi, che però ho pagato. Ho dovuto operarmi a un tendine e dopo non riuscivo più a correre in maniera adeguata. In quel periodo ho iniziato ad andare in bicicletta perché era consigliato per la riabilitazione. Poi, piano piano, ho iniziato a prendere confidenza con il mezzo, ad uscire con amici e mi sono ritrovato ancora una volta alle prese con l’agonismo, perché tutto sommato il mio spirito è quello”.
Con la bici è stato amore a prima vista: “Sì, mi è piaciuta subito anche se ho avuto bisogno di tempo per imparare la tecnica. Un paio di volte sono anche caduto. Il discorso è che una cosa è se nasci ciclista, un’altra è se ci diventi. Ho amici che hanno fatto gare già da giovani, che sono stati dilettanti e hanno una tecnica inarrivabile, soprattutto nelle discese. Io cerco di imitarli, ma ci riesco fino a un certo punto. Dopo un po’ non li seguo più”. I risultati però sono arrivati fin da subito: “Ho vinto il Pedalatium nel 2012. Volevo ripetermi l’anno scorso, ma a causa di una disattenzione con il chip, che ho dimenticato di indossare in una gara, non ce l’ho fatta. Quella gara non risulta, me la sono tolta da solo. Quest’anno tra l’altro in occasione dell’ultima gara avevo l’influenza, ma non mi sono fermato, non volevo subire la stessa beffa”.

E così è arrivata la vittoria, in un anno che era iniziato con un’altra influenza: “Ho avuto il covid e proprio nella prima gara del circuito ho sofferto molto. Ho avuto alti e bassi, ma la mia costanza è stata premiata. Non sono mai arrivato primo, ma sempre tra i primi, anche perché non faccio un periodo di allenamento finalizzato a una gara. E’ la costanza che ti fa vincere il circuito e ce l’ho fatta anche se so che c’è gente più forte di me”. Non solo Pedalatium, nel 2023 e probabilmente anche nel 2024: “Ho partecipato alla Nove Colli, una grande classica del mondo amatoriale, e mi è piaciuta molto. Ora mi piacerebbe aggiungere qualche granfondo che non ho mai fatto tra quelle che si fanno al nord. Certo, bisogna iscriversi con grande anticipo e sperare di non avere contrattempi, ma sarei contento di misurarmi con salite mitiche che conosco perché le ho scalate da solo. Ma in gara è un’altra cosa”. E con la maglia dell’A.S. Roma è un’altra cosa: “Sono con la Roma da qualche anno e mi trovo molto bene. C’è una ottima organizzazione e arrivano i risultati. Anche da noi maschietti”.
Un altro “maschietto” che ha portato a casa un grande risultato è Alfredo Viri, che ha concluso il Pedalatium con il secondo posto nella categoria M8. Anche la sua è una storia che comincia con la corsa su strada, che peraltro non ha ancora abbandonato. “Da quando sono in pensione – ci racconta – la mia settimana tipo prevede uscite in bici martedì, giovedì e poi almeno una il sabato o la domenica. Lunedì e mercoledì invece vado a correre in un parco”. Il tutto non solo per “nostalgia” della corsa, ma con uno scopo ben preciso: “Ho provato cosa significa arrivare stremato al termine di una gara e non voglio che mi accada più. L’importante per me non è solo fare una buona prestazione, ma anche arrivare bene al traguardo. E così faccio in modo di essere sempre pronto per questo, la corsa mi aiuta a livello aerobico. Se sono preparato, partecipo a una granfondo, se non lo sono non voglio rischiare”. E’ lo spirito che lo accompagna da quando ha ripreso con la bicicletta, più o meno sei anni fa: “Avvenne grazie a Claudio Di Pilato, che incontrai tramite Facebook. Poi tre anni fa sono andato in pensione e ho iniziato a spingere di più perché ho avuto più tempo. Mi piacerebbe allenarmi ancora di più, ma altre incombenze me lo impediscono. L’importante comunque è prepararsi per poter pedalare con tranquillità senza esagerare”. E così, come per Antonio Pucci, con costanza si conquista il podio del Pedalatium: “Le gare di Subiaco, L’Aquila e Castelnuovo di Farfa sono quelle che mi sono piaciute di più e anche quelle in cui sono andato meglio. Senza soffrire. In altre occasioni, come a Latina, ho pagato il caldo, ma sono riuscito ad arrivare al traguardo comunque soddisfatto per non essermi tirato indietro. Mi ero messo in testa a inizio anno di partecipare a tutte le prove e vedere alla fine dove sarei riuscito ad arrivare, sapendo bene che altri sono più forti di me. Ma la mia partecipazione è stata premiata e ne sono molto soddisfatto. L’anno scorso avevo partecipato alle granfondo a Subiaco e Fiuggi, e non solo. Ma aver concluso il circuito e con un podio è stata una grande soddisfazione”. Anche Alfredo ha nel mirino le montagne del nord: “Bisogna fare i conti con le tasche e con il tempo, ma mi piacerebbe provare manifestazioni come la Sportful o altre al nord. Per l’organizzazione, per i posti bellissimi che si possono vedere”. Considerazione che ci porta alla riflessione finale. Cos’è la bicicletta per Alfredo Viri? “E’ un mondo fantastico. Mi sarebbe piaciuto averla scoperta prima. Puoi vedere posti fantastici e godertela appieno, se lo fai con la testa giusta. Naturalmente con impegno, perché non vado certo per passeggiare, ma mi alleno in modo mirato per poter finire bene le gare. La bici fa bene a tutto. Si sta in compagnia, si vedono paesaggi bellissimi, ci sono fatica, divertimento, libertà. La consiglio a tutti. Certo, a Roma non è semplice, ma poco fuori Roma si trovano strade con meno traffico e aria buona. E si può partire”. E non si torna più indietro.

