1001 Miglia 2016

Per via di una sadica tradizione, molte randonnée lunghe iniziano al calar del sole e la 1001Miglia non ha fatto eccezione, così qualche minuto dopo le 21.30 di Martedì 16 Agosto, in quel di Nerviano (MI), è iniziata la mia grande, seconda, randonnée over 1200 Km.

Come nella PBP, l’ambiente era decisamente internazionale infatti dei 387 partenti, 195 erano italiani mentre i restanti provenivano da altre 36 nazioni con rappresentanze più o meno di tutte le parti del mondo. Non a caso, poiché i partecipanti venivano fatti partire scaglionati a piccoli gruppi di 25 persone per volta, nella lunga ed inevitabile coda che si era creata, avevo alla mia destra un gruppo di statunitensi provenienti da Seattle, alla mia sinistra un gruppo di asiatici (credo giapponesi ma non ne sono affatto sicuro) e di fronte un gruppo di brasiliani. Sorprendentemente ero l’unico italiano nei paraggi!

Quando finalmente è venuto il nostro turno di partire (facevo parte dell’ultimo scaglione), abbiamo iniziato la nostra lunga e veloce pedalata attraverso la Pianura Padana. Come si può ben immaginare, in quel momento eravamo freschi sia mentalmente che fisicamente, ben nutriti, motivati, e soprattutto in gruppo, per cui è stato relativamente facile per i primi 400 Km, cioè fin quando siamo arrivati alle pendici degli Appennini romagnoli , correre mantenendo un buon passo attorno ai 28 Km/h. Meno facile è stato resistere alle tentazioni petulanti del sonno, le cui moine in alcuni momenti erano davvero molto assillanti. In effetti ritengo di aver rischiato molto, probabilmente troppo, nel cercare di rimanere sveglio a tutti i costi.

Quando abbiamo iniziato a scalare gli Appenini per la prima volta, diretti verso Dicomano (FI), gli entusiasmi iniziali erano ormai morti e sepolti da un pezzo, e da lì in poi, in qualche modo la nostra esistenza di poveri randonneur è diventata semplicemente complessa. A posteriori ho la sensazione che i circa 5 giorni e mezzo che sono stato in sella a Tormento, siano passati come una fucilata e la cosa è abbastanza stupefacente visto che mentre pedalavo avevo esattamente la sensazione opposta, tuttavia attribuisco questa percezione cognitiva al fatto che in qualche modo quello che è venuto dopo la Pianura Padana si assomiglia tutto molto. Infatti per centinaia e centinaia di chilometri, grossomodo per i successivi 1200, abbiamo pedalato su e giù per le colline e le montagne italiane attraversando Umbria, Lazio, Toscana, Liguria, e infine Piemonte prima di tornare finalmente a Nerviano con un unico pensiero fisso in testa: arrivare al controllo successivo in tempo! In effetti, si può dire che fin quasi dall’inizio, la mia randonnée sia stata caratterizzata da una disperata battaglia di retroguardia il cui scopo era semplicemente non farsi cacciare per ritardo eccessivo. Così come per tutti i disgraziati che erano nelle mie stesse condizioni, ogni altro aspetto, persino i bisogni primari come dormire e mangiare, veniva inevitabilmente subordinato a questa necessità primeva. In generale, direi che nella vita è raro avere degli obbiettivi così nitidamente chiari, e questo, ne sono convinto, in qualche modo è stato un vantaggio perché mi ha aiutato a focalizzarmi su quello che andava fatto. Ed è stato così, che con mio grandissimo stupore, e in realtà assai più uomo e meno bestia di quanto avrei creduto possibile, 127 ore dopo la mia partenza, ho varcato nuovamente la soglia di Nerviano dopo aver percorso poco più di 1600 Km e superato circa 16000 m di dislivello positivo. Un’ultima considerazione. I mastodontici numeri di una randonnée come questa possono distrarre da un aspetto molto importante quanto sfuggente.

Infatti riuscire ad averne abbastanza per continuare ad andare avanti chilometro dopo chilometro, salita dopo salita, è solo uno degli aspetti cruciali da affrontare. Per esempio non conosco nessuno che non abbia avuto almeno qualche piccolo problema con le attrezzature: l’impianto elettrico, il GPS, il sistema di illuminazione anteriore o posteriore, il cambio, ecc. A questi si aggiungono i problemi fisici, crampi, freddo, sonno, piaghe del soprasella, piedi infiammati se soffri come me di metatarsalgia, palmi delle mani piagati e insensibili, eccetera. Qual è la morale? Semplicemente che per arrivare in fondo ad una cosa del genere lo spirito di adattamento è probabilmente molto più importante dello stato di forma puro e semplice.

Forza Roma!

Gege

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